La democrazia non vada in quarantena

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Nelle ultime settimane, la democrazia è stata messa sotto pressione, le nostre libertà e le libertà civili sono state ridotte per affrontare la crisi.
Sono stati sviluppati metodi di sorveglianza di massa e la libertà dei media è stata ridotta, per citare alcuni casi. Il rischio è che queste misure eccezionali e temporanee non siano mai completamente revocate, diventando, di fatto, leggi normali e permanenti.

Alcuni sistemi di vigilanza, fondamentali nelle democrazie liberali, compresi i sistemi giuridici indipendenti, i diritti individuali, il controllo parlamentare, la libertà dei media, il pluralismo dei media e i controlli indipendenti e pienamente funzionanti della spesa pubblica sono stati ridotti.

Per garantire il rispetto dello stato di diritto negli Stati membri, dovremmo sostenere pienamente il lavoro delle istituzioni indipendenti già esistenti. Allo stesso tempo, l’UE dovrebbe anche stabilire e porre condizioni alla distribuzione dei fondi comunitari di cui c’è tanto bisogno, rafforzando la trasparenza, la responsabilità e il buon governo attraverso meccanismi di controllo per evitare la corruzione e l’uso improprio dei fondi pubblici europei e nazionali.

L’epidemia di COVID-19 non dovrebbe essere usata come una nuova opportunità per ridurre le nostre libertà fondamentali o per diminuire le competenze regionali.

Non dovrebbe esserci alcuna quarantena per la democrazia!

È tempo di rafforzare le nostre democrazie e i nostri diritti civili “tornando alla normalità”, ma anche adottando una nuova legislazione a tutela delle minoranze e dei diritti fondamentali. La democrazia è il dovere della maggioranza di proteggere i diritti delle minoranze. È tempo di rimetterci in carreggiata e di riprendere il nostro cammino verso una società più democratica.

Questa crisi ha scosso la fiducia di molti cittadini e ha suscitato populismo e critiche all’Europa. In tutta l’UE, l’euroscetticismo è aumentato: è il risultato immediato della sensazione di essere lasciati soli. Abbiamo bisogno – ora più che mai – di coinvolgere nel processo decisionale gli enti locali e regionali, i sindacati e la società civile.

Inoltre, è urgente e necessario un dibattito sul futuro dell’UE. Dobbiamo valutare criticamente la reazione dell’UE a questa crisi e tradurre il desiderio di solidarietà dei suoi cittadini, di una democrazia più partecipativa e vivace e di “più Europa” in processi politici concreti.

La Conferenza sul futuro dell’UE è il forum ideale per questo dibattito.
Deve rappresentare una prima opportunità, avanzando proposte chiare, anche impegnandosi direttamente con i cittadini, per riformare profondamente l’Unione Europea e renderla più efficace, unita, democratica, sovrana e resistente.

I cittadini devono essere pienamente coinvolti in tutte le misure di recupero discusse e adottate all’interno dell’UE. Per consentire un tale processo guidato dai cittadini non dobbiamo sprecare il tempo che ci rimane e iniziare a prepararci subito.