La Ministra dell’Istruzione Azzolina: l’inadeguatezza al potere

Istruzione

Nel corso di questa crisi, al mondo dell’istruzione è mancato tutto. Ripercorrendo le tappe di una storia disastrosa, Silvana Meli e Nando Bonessio lanciano la proposta per la scuola che verrà.

La premessa

Partiamo da una considerazione: la Ministra dell’Istruzione fin dal 28 dicembre 2019, giorno della sua nomina, ha quotidianamente dato dimostrazione del suo essere inadeguata a svolgere con competenza l’incarico ricevuto.
In particolare, da quando è iniziata l’emergenza sanitaria da Covid-19, gli interventi ministeriali sul settore scuola sono stati caratterizzati da contraddizioni, approssimazioni e continue incongruenze che solo la professionalità dei docenti ha potuto contenere per impegno civico e senso di responsabilità.
L’inevitabile conseguenza appare oggi sotto gli occhi di tutti: presso il Ministero si è arrivati a nominare l’ennesimo Comitato di esperti in tempo di emergenza sanitaria per “mettere a punto un Piano per il mondo dell’Istruzione “.
Nel guidare il dicastero all’Istruzione, la Ministra è arrivata a rinnegare anche i suoi trascorsi da rappresentante sindacale: nel 2014/2015 era tra i promotori, per l’organizzazione ANIEF, dei ricorsi finalizzati all’equiparazione delle insegnanti elementari che erano state immesse in ruolo con il Diploma Magistrale. Ora con una perentoria Circolare Ministeriale revoca alle docenti il contratto a tempo indeterminato facendole ripiombare nell’infernale girone del Precariato.
Senza remore i Dirigenti di viale Trastevere hanno applicato una sentenza della Corte di Cassazione la quale imponeva l’obbligo della laurea ma che avrebbe potuto altresì trovare una soluzione “politico-legislativa”. Soluzione che la Ministra non ha voluto o non è stata in grado di istruire e di portare all’approvazione parlamentare.

Il precariato e gli impegni non mantenuti

Ma già all’inizio del mese di febbraio, tutti i sindacati lamentavano l’inerzia del Ministero rispetto all’attuazione degli impegni presi dal Governo nell’approvare ed organizzare procedure concrete per la stabilizzazione delle decine di migliaia di docenti precari, piaga costante della scuola italiana.
A seguire, alla fine dello stesso mese le associazioni “Partigiani della Scuola Pubblica” e “Scuola Bene Comune”, chiedono le dimissioni, in seguito all’archiviazione del disegno di legge Granato che prevedeva l’abolizione della chiamata diretta dei docenti, da parte dei dirigenti scolastici.
Tale disegno di legge costituiva uno dei punti qualificanti del programma per la scuola del Movimento 5 stelle, sostenuto prima e tradito poi dalla stessa Ministra.
Ma al peggio non vi è fine, poche settimane dopo la Ministra Azzolina arriva a dichiarare: “Una piccola nota dolente, chiedo scusa a tutti i precari della scuola. Non riusciremo ad aggiornare le graduatorie di istituto“. Decine di migliaia di precari che attendevano la scadenza di luglio, per vedere aggiornato il proprio punteggio e la propria posizione all’interno delle graduatorie, rimangono basiti. Disatteso il loro impegno, anche economico, per frequentare master, corsi di formazione e sostenere esami, al fine di acquisire punti. “Impossibile gestire le pratiche cartacee durante l’emergenza COVID“ dicono dal Ministero: la stessa Istituzione che ha tanto puntato sulla didattica digitale, come se tutti, dai docenti, agli studenti, ai genitori, fossero pronti ad utilizzarla, getta la spugna.
Per accettare le domande dei docenti e procedere al loro inserimento in graduatoria, non c’è personale sufficientemente digitalizzato, lo Smart Working non è attivo e non vede preparato né il Ministero, né gli USR e le segreterie degli Istituti scolastici. Ci si permetta un po’ di ironia: non si può non ricordare che la stessa Ministra, quando ha sostenuto l’esame da Dirigente Scolastico, non ha risposto a nessuna delle domande di informatica, riportando in quell’ambito, uno zero tondo, tondo.
E vale la pena anche di rammentare che a quel concorso la futura Ministra partecipò pur avendo già ricevuto la carica di componente della Commissione parlamentare istruzione della Camera, ammesso che non esistessero elementi di incompatibilità, sicuramente erano presenti quelli di inopportunità.
Ma ciò che però diventa veramente inaccettabile è che mentre tutto quello che dovrebbe rappresentare un obbligo per il Ministero può diventare prorogabile o cancellabile, cosa diversa accade per gli atti che tutelano i diritti dei lavoratori come le procedure per la mobilità del personale del comparto scuola. Il 14 aprile, la Uil Scuola arriva a diffidare la Ministra per attività antisindacale e la invita a riaprire il contratto sulla mobilità del personale e ad allineare il CCNL alle nuove norme legislative intervenute, in funzione dell’emergenza in atto e delle palesi difficoltà riscontrate tra i lavoratori e soprattutto da parte dell’Amministrazione Scolastica nella gestione telematica degli atti.

Interventi per la scuola in emergenza Covid-19

Ma il capolavoro della Ministra è sicuramente la nota del ministero del 17 marzo 2020 “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza“.
La nota, primo atto ufficiale del Ministero dell’Istruzione in periodo emergenza coronavirus, non viene firmata dalla Ministra, come i lavoratori, i genitori e gli studenti si sarebbero aspettati, ma dal Capo Dipartimento dr. Bruschi.
Nell’atto, tra le varie affermazioni unilaterali, si indica che la DaD ha tra i suoi obiettivi quello di “…non interrompere il percorso di apprendimento. La declinazione in modalità telematica degli aspetti che caratterizzano il profilo professionale docente, fa sì che si possa continuare a dare corpo e vita al principio costituzionale del diritto alla scuola“.
Il giorno dopo la sua emissione, tutti i sindacati (FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA, SNALS, GILDA), chiedono che sia immediatamente ritirata, in quanto in essa sono contenute modalità di organizzazione del lavoro che ledono i diritti dei lavoratori e che costituiscono materia di contrattazione sindacale.
Ritengono inoltre che l’attivazione della DAD, in questo momento di emergenza, non possa limitarsi a replicare contenuti e modalità propri di una situazione di normalità e anche rispetto alle valutazioni e agli esami, vanno individuate modalità che tengano conto dello stress e degli stati d’ansia determinati da questa situazione e che tendano ad attenuare quanto più possibile le tensioni emotive per tutti (studenti, famiglie, docenti e dirigenti). Inoltre la nota, con palese superficialità, dà per scontato che tutti abbiano le strumentazioni informatiche necessarie e la possibilità di accedere a connessioni internet. Per tutti questi motivi le OO.SS. chiedono di essere convocate urgentemente, anche con modalità online, per un confronto sui temi evidenziati.
L’incontro richiesto dalle OO.SS. rimane disatteso per lungo tempo e rispetto alle richieste di aprire un tavolo di confronto permanente, la Ministra risponde accusando in modo fuorviante i rappresentanti dei lavoratori di non voler condividere la responsabilità di offrire il servizio formativo scolastico ai giovani durante questo periodo di emergenza nazionale.
Invece, come prefigurato dai sindacati, in questo periodo di chiusura degli edifici scolastici, si sono riscontrati innumerevoli problemi, dall’impreparazione digitale, all’inadeguatezza della DaD che ha evidenziato ulteriormente le distanze sociali, economiche e culturali presenti nel Paese.
Si sono sottaciute le gravi conseguenze derivanti dalla mancanza di un luogo fisico dove socializzare e creare relazioni. Non si è tenuto conto dell’inadeguatezza della didattica a distanza per le fasce dei bambini più piccoli, degli asili nido e della scuola d’infanzia, ma anche delle classi elementari. Non si è nemmeno tenuto conto della mancanza di strumenti adeguati a dare continuità alla didattica rivolta ai ragazzi disabili con difficoltà di apprendimento e altri gravi problemi.

Il Ministero dell’Istruzione e la comunicazione

Viene anche da domandarsi a chi la Ministra abbia affidato il cruciale ruolo della comunicazione all’interno del “palazzo” di viale Trastevere: mentre in tutto il Paese i docenti si adoperavano, ben oltre i propri obblighi contrattuali, per far interessare e partecipare il più assiduamente possibile gli studenti alla Didattica a distanza, con un mirabolante Comunicato Stampa, datato 6 aprile, dal Ministero si comunicava che tutti gli alunni delle classi intermedie sarebbero stati ammessi alla classe successiva. A tale inopportuna comunicazione seguiva un contestuale crollo motivazionale e frequentazione delle lezioni online costruite con tanta fatica dagli insegnanti di ogni ordine e grado.
Ma l’atteggiamento della Ministra è arrivato a toni grotteschi durante il video-incontro organizzato il 7 aprile con gli Assessori alla Scuola delle Regioni italiane. A detta di molti partecipanti, di diversa appartenenza politica, la riunione è stata surreale. Gli intervenuti hanno posto all’attenzione della Ministra richieste sulle modalità di prosecuzione dell’anno scolastico in corso e avvio del prossimo, sulle ulteriori risorse per la didattica digitale, per la sanificazione e per il reperimento di fondi per il sistema 0-6. La Ministra non solo non ha risposto alla gran parte delle domande. Dopo essere stata incalzata, ha abbandonato l’incontro, interrompendo il suo collegamento video e lasciando gli assessori regionali davanti ad uno schermo vuoto.

La scuola per la Fase 2 e per la riapertura con il nuovo anno scolastico

Adesso, mentre il primo ministro Conte ha annunciato dal 4 maggio l’inizio della Fase 2 e la ripresa graduale delle attività lavorative, non arrivano dal Ministero dell’istruzione indicazioni ufficiali sulla scuola e si parla sempre di più di una possibile riapertura a settembre, per giunta parzialmente a distanza.
Da pochi giorni la Ministra ha nominato la Task Force di esperti, viene da pensare che al Ministero si siano resi conto di non essere in grado, né la Ministra né i suoi collaboratori, di dare risposte appropriate e al contempo di valutare in quali difficoltà verrebbero a trovarsi i genitori che devono tornare al lavoro, che non potranno prendersi cura dei propri figli e nemmeno permettersi di affidarli, per giornate intere, a baby sitter, nonostante i voucher promessi.
Eppure sarebbe sufficiente osservare e prendere spunto da come si stanno comportando in materia di servizi scolastici negli altri paesi europei: ovunque si sta già programmando una ripresa graduale in presenza.
Lascia nello sconcerto l’incapacità di programmare la riapertura delle scuole in sicurezza, e la mancanza di soluzioni ai problemi che potrebbero presentarsi.
Nessun riferimento alla possibilità di assumere più personale e regolarizzare i docenti precari, cercando anche di calmierare il fenomeno delle “classi pollaio” diminuendo il rapporto tra docenti e allievi e garantendo l’opportuno “distanziamento sociale” all’interno delle classi. Ma questo non potrà avvenire anche a causa dell’annuncio della Ministra circa “l’impossibilità di aggiornare le graduatorie”.
Non si pensa ancora a come organizzare, di concerto con gli Enti Locali, la sanificazione degli ambienti, alla possibilità di convertire a uso scolastico i tanti edifici inutilizzati (ad esempio ex caserme o convitti seminariali) e le scuole già chiuse precedentemente.
Dal Ministero si tace, nessuna proposta sulle modalità di diversificazione degli orari di uscita da casa e di entrata a scuola e di ritorno. Aspetti che si connettono direttamente all’organizzazione di altri servizi, come ad esempio il trasporto pubblico.
Il ministro Azzolina sembra non capire che la scuola è e deve essere considerata una priorità, come accade negli altri paesi europei e che la sua azione dovrebbe avere come obbiettivo il compito di garantire il diritto all’istruzione.
E se si condivide come la riapertura delle scuole sia un intervento prioritario per la tenuta del Paese, questo significa che non diversamente dai settori economici essa richiede forti investimenti.

Riaprire le scuole, problema complesso da affrontare con le parti sociali

Non è pensabile che il Gruppo di Esperti non si rapporti, come sta avvenendo, con il mondo reale della scuola sia interno che esterno (OO.SS., dirigenti scolastici, docenti, ATA, Enti Locali, operatori culturali, cooperative sociali, associazionismo territoriale), con tutte le persone che conoscono bene la realtà educativa, perché la vivono veramente tutti i giorni e ne conoscono i problemi derivanti dalla mancanza di spazi adeguati.
Le scuole, salvo rarissime eccezioni, sono all’interno di aree metropolitane, e quindi nulla di quel che riguarda la scuola, i suoi spazi, i suoi orari e i suoi ritmi può essere organizzato a prescindere dal fatto che tutta la città ne è coinvolta.
Pertanto i Comuni devono essere interlocutori privilegiati per nuovi progetti integrati, basati sulla relazione tra scuola, Enti locali e soggetti dell’associazionismo civile, relazione indispensabile da sempre ma ancor di più oggi, di fronte ai cambiamenti e alle difficoltà che ci attendono e al rischio del grave danno, sociale e culturale che potranno subire i giovani del nostro Paese.
E invece, dalle anticipazioni giornalistiche, soprattutto rispetto agli spazi scolastici, sembra che la task force unilateralmente abbia avviato lo studio per la realizzazione della “scuola nuova“ che avremo a settembre. La principale questione sembrerebbe essere quella riguardante la gestione degli spazi relativamente al fatto che non ci saranno più 2 studenti per banco e, in molti casi, si dovrà mettere mano all’architettura interna delle aule. Si prevedono banchi singoli e disposti in cerchio per mantenere la distanza di sicurezza e muri da abbattere per liberare metri quadrati di spazio. Ci sarà una rivoluzione delle classi: non solo dovranno essere spezzate in due per garantire le distanze, ma potranno essere mischiate per consentire lezioni diversificate.
Ma chi avanza queste proposte, conosce gli standard dell’edilizia scolastica sull’intero territorio nazionale? Per caso qualcuno ha in mente di proporre i banchi a castello, con un alunno sotto ed uno sopra?
Ci chiediamo inoltre quante ore dovrebbero esserci in una giornata, per dare vita ad una scuola di questo tipo e quanti docenti ci vorrebbero, oppure qualcuno pensa di estendere l’orario di servizio degli insegnanti in classe, soprattutto se il rientro a scuola sarà necessariamente organizzato a scaglioni e in turni diversificati?
Eppure chiunque conosca i problemi dell’organizzazione scolastica sa su cosa urgentemente gli esperti dovrebbero confrontarsi:

  • Si devono programmare gli spazi e la loro sanificazione quotidiana e costante, parliamo delle aule, delle palestre, degli spazi comuni di passaggio, dei servizi igienici, nonché della loro areazione ed igienizzazione.
  • Si deve programmare una risposta adeguata ai Bisogni Educativi Speciali che oggi con la scuola a distanza si rischia di ignorare, aumentando le distanze tra chi è avanti e chi è rimasto indietro. Di certo sappiamo che la DaD per molti ragazzi in condizioni di disagio e privi di una buona mediazione familiare è stata un’esperienza pesante.
  • Si devono programmare trasporti mirati alle esigenze scolastiche, soprattutto nell’ottica di una mobilità ordinaria che va incontro ad un contingentamento dei passeggeri presenti contemporaneamente sui mezzi pubblici. Questa programmazione deve contestualmente contrastare l’utilizzo delle auto, per rivolgersi piuttosto ad incentivare mobilità ciclopedonale e le navette di trasporto pubblico, intese come “circolari” dedicate, individuando itinerari predefiniti nelle principali città. Favorire, anche finanziariamente, tramite il Servizio Civile e con l’utilizzo di giovani come accompagnatori, l’attivazione di servizi di “pedibus” per l’accompagnamento degli alunni a scuola. Al contempo, in accordo con gli assessorati alla mobilità delle aree metropolitane, prevedere finanziamenti per l’attivazione di servizi di bike sharing anche a pedalata assistita.
  • Si deve programmare la sicurezza e la prevenzione igienico-sanitaria attraverso la formazione del personale e la messa a disposizione di risorse economiche finalizzate. Prevedere una dotazione adeguata di mascherine e guanti per studenti e personale, sistemi di test efficaci e ripetuti. Si corre realmente il rischio che al primo focolaio rilevato dentro una scuola o portato all’esterno nelle abitazioni degli studenti, si scateni nel Paese una inutile guerra della “responsabilità” e per evitare questo, da subito, devono essere coinvolti gli Enti e i Dirigenti scolastici in qualità di datori di lavoro.
  • Si deve riprogrammare l’inclusione sociale che avviene quotidianamente nelle scuole del nostro Paese attraverso le relazioni che sono state tessute e costruite negli anni con il privato sociale, con le tante associazioni e cooperative che supportano l’Istituzione Scolastica senza sostituirla. Quale sarà il futuro dell’azione, basata sul costante e ravvicinato rapporto psico-fisico, degli Assistenti Educatori alla Comunicazione? Come saranno riprogrammati le esperienze di supporto allo studio e i centri ricreativi?

Signora Ministra, c’è un’urgenza tra le urgenze nel nostro Paese: riaprire in sicurezza le scuole.
Ma lei dovrebbe guardare alla questione con una prospettiva ampia, aprendo il dialogo agli enti locali, al mondo vivo della scuola “reale” e alle Organizzazioni Sindacali. Lei dovrebbe farsi latore, presso il governo, della richiesta finalizzata a reperire risorse consistenti, non meno di quante ne servano per ricostruire il Servizio Sanitario.
Lei per prima dovrebbe sapere che la salute e l’istruzione sono facce della stessa medaglia e, come prevede la nostra Costituzione, sono diritti inalienabili da tutelare.

Le anticipazioni stampa sulle modalità degli esami di stato delle classi terminali della secondaria di primo e secondo grado

Anche su questo delicato tema la Ministra ancora una volta, anziché scegliere la strada del confronto e della condivisione, tira dritto per la propria strada e si assume la responsabilità di vedere aumentare lo scontento e la conseguente contestazione da parte delle famiglie, degli studenti e dei lavoratori della scuola.
Ad oggi è solo da comunicati stampa che si è venuti a conoscenza di come si concluderà l’anno delle classi terminali del primo e del secondo grado delle secondarie. Una tesina consegnata prima dello scrutinio per i ragazzi delle medie e un esame orale con un argomento proposto dagli studenti discusso “in presenza” con i docenti per le scuole secondarie.
La prima scelta, quella per la scuola media, presenta seri problemi per una valutazione oggettiva esponendo i Consigli di Classe a possibili ricorsi, la seconda ipotesi avanzata per gli esami di maturità pone grossi problemi di sicurezza. La decisione di sostenere la prova di esame “in presenza” non tiene in debito conto l’obbligo del distanziamento sociale previsto dalle linee guida che l’INAIL ha diramato a seguito dell’accordo sindacati-governo.
Per non parlare delle ulteriori attenzioni di sicurezza sanitaria da rivolgere ai lavoratori over 60 anni che rappresentano un cospicuo numero dei docenti italiani.
Se la Ministra, insieme ai suoi “esperti”, avesse aperto un dialogo con le organizzazioni sindacali avrebbe consentito di approntare scelte su un tema come la scuola che al momento riveste elementi di forte problematicità. Si prospettano situazioni assolutamente non previste da nessun articolo del Contratto Nazionale soprattutto in materia di sicurezza e di salvaguardia della salute di studenti, dei lavoratori e dell’intera comunità.

Le dimissioni atto consequenziale

Ad oggi, constatiamo come l’approccio ai temi nazionali della scuola e di questa emergenza sanitaria, da parte della Ministra Lucia Azzolina, sia stato palesemente inadeguato mettendo a nudo l’incapacità a ricoprire il ruolo di responsabile del Dicastero dell’Istruzione.
Per questo, come docenti ed Esponenti di Europa Verde chiediamo con fermezza le dimissioni dall’incarico che le è stato conferito ma, soprattutto, che lo faccia immediatamente!