Ripresa selvicoltura è manutenzione o regalo a inceneritori a biomasse?

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Se vogliamo considerare l’attività di selvicoltura come attività agricola finalizzata al recupero, per i concessionari dei tagli forestali, di quanto già preparato nel bosco consentendo alle aziende di realizzare almeno parte delle entrate previste, questa ripresa del Codice Ateco 02 autorizzata dal Governo ci trova d’accordo.

Se invece qualcuno pensa che, mentre i Carabinieri Forestali normalmente impegnati nella vigilanza boschiva sono occupati a fronteggiare l’emergenza sanitaria, si possa procedere a tagli indiscriminati e a devastazioni finalizzate ad accumulare biomasse per produrre energia, ci troverà fermamente contrari e pronti a sporgere circostanziate denunce.

Da tempo, chiediamo che il Parlamento e il Governo approvino atti legislativi finalizzati a riportare il patrimonio nazionale delle aree boschive e forestali sotto la tutela del Ministero dell’Ambiente anziché dell’Agricoltura. Per noi, un conto sono i boschi e le foreste, gestiti in modo sostenibile, che assolvono a funzioni importanti per tutta la collettività, come la prevenzione dalle frane e dalle alluvioni e al contempo costituiscono un insostituibile patrimonio naturale con importante valenza turistica e ambientale. Altra cosa è pensare al patrimonio boschivo come risorsa finalizzata unicamente a reperire enormi quantità di combustibile attraverso cui continuare a produrre energia che definire “sostenibile” è perlomeno discutibile.

C’è inoltre da considerare che l’ecosistema riproduttivo dell’avifauna è ormai in fase avanzata ed è pertanto improponibile pensare a una proroga del periodo consentito per effettuare tagli boschivi. Proprio in un momento come questo, non possiamo permetterci un ulteriore attacco al patrimonio di biodiversità, a partire dai nostri territori.

Nando Bonessio e Silvana Meli