Abbiamo contenuto l’incendio, ora bisogna estinguerlo!

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È come un giallo: ce la faremo noi europei a unirci in tempo e a combattere insieme la pandemia del coronavirus e le sue conseguenze?

È un bene che giovedì sera sia stato fatto un primo passo. Il compito ora deve essere quello di far decollare le misure di emergenza concordate per la stabilizzazione in modo rapido e sensato.

Non dobbiamo però chiudere gli occhi di fronte al fatto che i 540 miliardi di euro che sono stati decisi – già calcolati con ottimismo – rappresentano circa il 4% della produzione economica della zona euro. Ciò significa che non sono sufficienti per stabilizzare le economie e i bilanci pubblici dei Paesi dell’UE particolarmente colpiti dalla crisi dovuta al Coronavirus. Il loro debito aumenterà fortemente e la BCE sarà costretta a controllare l’aumento dei tassi d’interesse tramite l’acquisto di titoli.

Ma soprattutto una domanda importante è rimasta senza risposta: come configurare e finanziare la ripresa della nostra economia? I ministri delle finanze hanno solo concordato di creare un Fondo europeo di ricostruzione, ma finanziamento, volume e collegamento al bilancio dell’Unione Europea sono rimasti aperti. Per questo motivo ci sarà bisogno di ulteriori pressioni affinché gli Stati membri si accordino rapidamente su un rilancio dell’economia europea in termini di contenuti e di finanze. Questo programma deve ovviamente essere in linea con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e con gli obiettivi del Green Deal della Commissione Europea.

Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è rappresentato dalle obbligazioni europee congiunte per questa occasione. Il governo tedesco deve ora lavorare per giungere a una soluzione costruttiva per i coronabond oppure proporre misure finanziarie alternative equivalenti e solidali, con spirito di solidarietà e senza un eccessivo indebitamento dei Paesi più colpiti. Dire di no e bloccare questa via non è un’opzione. Altrimenti, rischiamo disoccupazione di massa o la prossima crisi dell’euro. Entrambi sarebbero fatali per l’Europa. La Germania, in particolare, in quanto Paese esportatore, non vedrà una ripresa economica se la metà del mercato interno europeo crollerà. A maggior ragione, nel sondaggio Politbarometer di ieri, si evidenzia come il 68% dei tedeschi si sia espresso a favore degli aiuti finanziari dell’UE per i Paesi più colpiti. E in Italia il nostro appello continua a trovare grande risonanza nei media e a confutare l’immagine di una Germania indifferente, fomentata dalle forze della destra.

Perché la crisi ci riguarda tutti e solo insieme potremo superarla bene!

Alexandra Geese, Franziska Brantner, Sven Giegold

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