Come garantire il rapporto tra imprese e lavoratori

Imprese

Due modelli per garantire il rapporto tra imprese e lavoratori.

1) Il governo italiano, così come sta facendo la Danimarca, dovrebbe pagare il 77% degli stipendi dei dipendenti privati, fino a un massimo dell’equivalente di circa 2 mila euro, a condizione (e per evitare) che le loro imprese non li licenzino. È una scelta che preserverà il reddito di tutti i lavoratori che guadagnano 40 mila euro all’anno.

La ragione: meglio che il legame impresa-dipendente resti intatto, perché la ripresa sarebbe più difficile se si perdesse tempo a riassumere i licenziati.

La durata: il piano per ora potrebbe prevedere tre mesi, sperando che bastino a tornare alla normalità.

2) altra soluzione potrebbe essere il modello tedesco, ossia ridurre l’orario di lavoro e fare in modo che il governo, insieme alle imprese, dia ai lavoratori i soldi corrispondenti alle ore tagliate. Condivisione dei costi, lavoro ridotto solo in parte.

La ragione di queste due iniziative risiede nel fatto che in molti in questa fase rischiano il licenziamento, uno scenario che avrà ripercussioni per molto tempo. Al contrario, se l’azienda mantiene la sua forza lavoro e la forza lavoro mantiene il suo reddito, non ci sarà compressione della domanda. Vuol dire che la gente avrà più fiducia che paura, e continuerà a comprare.

L’idea è quella di congelare tutto e poi si scongela a virus passato. Altrimenti i danni a lungo termine per il sistema sarebbero molto più gravi.

Altre misure

Il governo dovrebbe garantire i prestiti delle banche alle aziende per il 70% del totale, così le banche avranno meno paura delle bancarotte.

Inoltre potrebbe garantire alle aziende il pagamento delle spese fisse, come l’affitto. Il costo di queste misure sarebbe intorno ai 300 miliardi di euro visto che la perdita per le imprese è stata commisurata in 100 miliardi mese.

Reddito europeo di quarantena

Non dimentichiamo poi le persone disoccupate, precarie e sottoccupate che per mesi non potranno cercare un lavoro. Per loro occorre pensare ad un reddito europeo di quarantena. Si tratta di una misura emergenziale necessaria, anche a sostegno della domanda interna che altrimenti raggiungerebbe livelli di depressione paurosi e soprattutto per dare fiato alle persone prive di sostentamento.

I 600 euro previsti dal governo per tutte le figure che non rientrano nell’ambito del lavoro dipendente, peraltro non iscritte agli albi professionali, non sono sufficienti. Tale forma di sostegno dovrebbe durare per un anno e basarsi su un patto di fiducia reciproca con le istituzioni che riduca le aree di lavoro nero e di evasione fiscale e contributiva.

Proroga di un anno per utilizzo delle risorse

Ci sono importanti risorse nella programmazione comunitaria che è nella fase della chiusura di un ciclo e della riprogrammazione. Chiediamo alla Commissione europea di concedere una proroga di un anno per l’utilizzo delle risorse della programmazione ‪2014 – 2020 e di rimandare le operazioni di programmazione a quando la pandemia sarà terminata in tutti i Paesi dell’Unione.

L’attuazione di molte commesse a valere su fondi comunitari e su altri fondi pubblici si sta arrestando per effetto dei DPCM e di conseguenza è evidente che non è possibile portare a termine quanto programmato. C’è da valutare con spirito di collaborazione interistituzionale se e come rendere disponibili al più presto le risorse non utilizzate e utilizzabili dei fondi comunitari, mantenendole nella disponibilità delle attuali Autorità di Gestione e a vantaggio degli stessi territori.

Occorre capire che è meglio spendere tanto adesso che molto, molto di più dopo.

Francesco Alemanni, Fulvia Gravame

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