COVID-19, appello ai giovani da un giovane

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Oggi, in Italia, stiamo affrontando il COVID-19, un’emergenza sanitaria senza precedenti ed è doveroso ottemperare alle stringenti direttive emanate in materia dal Governo e da tutte le autorità competenti.

Per superare l’emergenza da COVID-19, dobbiamo fare uno sforzo collettivo, limitando temporaneamente la nostra vita sociale, dando ascolto a scienziate e scienziati e i medici che in queste settimane, attraverso i canali ufficiali di informazione, stanno divulgando notizie di fondamentale importanza per arginare la diffusione del contagio.

Purtroppo noto con profonda preoccupazione e sentito rammarico che molti miei coetanei e molte mie coetanee stanno prendendo sottogamba la situazione continuando a vivere una vita “normale” come se niente fosse.

Il mio appello va in primis ai miei amici e alle mie amiche, ai miei conoscenti e alle mie conoscenti, ma lo estendo a tutti i giovani e le giovani, a tutti i cittadini: limitate al massimo gli assembramenti, le frequentazioni di luoghi affollati, effusioni affettuose quali saluti e abbracci. So che è difficile cambiare le proprie abitudini ma bisogna affidarsi alle parole degli scienziati e delle scienziate così come lo stiamo facendo per quanto concerne l’emergenza climatica.

Gli studi parlano chiaro e purtroppo la matematica non mente: le previsioni fatte finora si sono rivelate esatte e, se il contagio dovesse continuare a diffondersi così rapidamente, il nostro servizio sanitario nazionale potrebbe collassare in tempi relativamente brevi.

In Italia disponiamo di 5.000 posti di terapia intensiva e, come sappiamo tutte e tutti, già molti di essi sono occupati da persone affette da altre patologie. Se la diffusione del contagio dovesse seguire le previsioni, in 10-15 giorni, potremmo terminare la disponibilità di posti letto creando enormi disagi a tutte quelle persone che necessitano di cure intensive per altre motivazioni (incidenti stradali, infarti ecc) e aggiungendo dunque ai decessi per COVID-19 altri decessi come causa di mancanza di cure adeguate per assenza di posti letto.

Stando ai dati diffusi dall’OMS, i casi con complicazioni o i decessi riguardano perlopiù persone anziane o con patologie pregresse. Ed è forse per questo che noi giovani non siamo spaventati e stiamo continuando a frequentare pub e bar affollati: siamo convinti che, qualora venissimo contagiati, avremo semplicemente un po’ di febbre e niente più. Ciò non è sempre vero poiché in Lombardia sono ricoverati in terapia intensiva anche giovani con crisi respiratorie gravi.

Ho visto foto dei navigli di Milano e di alcune piazze romane che sono sconcertanti. Dobbiamo capire una volta per tutte che dobbiamo smetterla di frequentare questi posti. Dobbiamo prenderci la responsabilità delle nostre azioni capendo che, se venissimo contagiati, potremmo innanzitutto trasferire il virus a persone più vulnerabili come i nostri genitori, nonne e nonni che avrebbero probabilmente gravi ripercussioni sulla loro salute e, in seconda analisi, pensare anche alla nostra salute che comunque è a rischio.

Questo messaggio non è scritto per creare allarmismi o psicosi ma semplicemente per lanciare un messaggio di speranza e condivisione, perché è possibile rallentare il contagio ma soltanto se tutte e tutti insieme iniziamo ad avere comportamenti responsabili e attenti nei riguardi del prossimo, lasciando da parte individualismi e, una volta tanto, pensando al bene collettivo e non al bene individuale.

Luca Boccoli