Patrick George Zaki, l’Italia pretenda l’immediata liberazione

Zaki

Quanto avvenuto in Egitto ai danni del ricercatore dell’Università di Bologna e attivista per i diritti Lgbt, Patrick George Zaki, è inaccettabile: l’Italia ne pretenda l’immediata liberazione. Le similitudini con il caso Regeni, su cui ancora non è stata fatta luce, devono mettere in allerta il Ministero degli Esteri, tutta la comunità internazionale e chiunque creda nella democrazia.

In virtù dei numerosi rapporti che l’Italia e l’Europa intrattengono con l’Egitto, è necessario che si alzi la voce contro chi sostiene un sistema fondato sul terrore e la persecuzione, contro chi si fa beffe dei diritti umani, torturando e arrestando arbitrariamente. Questa mattina, i media egiziani hanno riportato la notizia dell’omosessualità del giovane ricercatore, come se l’orientamento sessuale fosse un crimine e non un fatto del tutto personale. Non possiamo dunque che constatare come quello di Al-Sisi sia un regime sempre più repressivo e antidemocratico.

Siamo convinti che a ogni studente, a ogni ricercatore, vada garantito di poter svolgere le proprie ricerche in tutta sicurezza perché solo la conoscenza può permettere alla società di evolvere in senso sempre più democratico. L’Italia e l’Europa intervengano al più presto per difendere questo principio ed evitare che fatti del genere si verifichino ancora.

Elena Grandi, Angelo Bonelli 

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