Il PNIEC peggiora nella versione definitiva. Italia leader nell’ipocrisia ecologista

PNIEC
Il PNIEC, (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) nella sua versione definitiva peggiora quello inviato un anno fa da Di Maio e Costa all’Europa. Così l’Italia si allontana dagli obiettivi per contrastare il cambiamento climatico che non diventa una priorità. L’uscita dal carbone fissata al 2025 non è più certa perché assoggettata a una serie di infrastrutture quali il cavo HVDC Sardegna-Sicilia-Sud difficilmente completabili entro il 2025. Per attuare il phase out dal carbone, il PNIEC stesso vuole che siano implementate nuove centrali termoelettriche a gas che per il Governo servirebbero a garantire la stabilità del sistema elettrico ma che potrebbero ritardare la messa in opera di infrastrutture per le rinnovabili.
Il PNIEC è pieno di ombre, ad esempio non facilita l’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche, adottando, su queste ultime, l’interpretazione più restrittiva di un’indicazione che la nuova direttiva europea RED II sulle rinnovabili mette, non a caso, al condizionale e non concedendo ai membri delle comunità stesse esenzioni per la messa in opera e la manutenzione. Anche qui, freno a mano tirato.
La mancanza di visione industriale è evidente nel capitolo sull’economia circolare, in cui non si evidenzia che, per attuarla, è necessario modificare l’intera filiera del prodotto, oppure utilizzare fonti rinnovabili per fare politiche industriali. Sono inoltre assenti misure concrete per investimenti nelle energie rinnovabili, il motore di nuove attività industriali, o per riconvertire settori colpiti dalla transizione energetica. Ad esempio, nel settore trasporti in Germania, dove, diversamente dall’Italia, si sono già effettuati rilevanti investimenti per la transizione alla mobilità elettrica, viene richiesto al governo di investire risorse tra i 10 e i 20 miliardi di euro per sostenere la transizione strutturale dell’industria del settore. Invece, in Italia, non si prevedono risorse per raggiungere l’obiettivo dei 6 milioni di veicoli elettrici in circolazione nel 2030.
Gli obiettivi di energie rinnovabili al 2030 vengono confermati al 30% contro il 32% previsto dall’UE. Per la riduzione del gas serra al 2030, l’Italia prevede come obiettivo il 37% mentre la commissaria Von der Leyen ha parlato di target al 55% con raggiungimento di neutralità climatica nel 2050. Con questo piano, l’Italia è ampiamente fuori dagli obiettivi europei e ONU e si propone come leader nell’ipocrisia ecologista: una vergogna inaudita.