Armi nucleari in Italia. Fare chiarezza

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Anche nel profondo nord tutto cambia per non cambiare. Aerobase di Ghedi in provincia di Brescia: anno nuovo bombe nuove, ma intanto si comincia dai lavori di adeguamento per i nuovi cacciabombardieri F-35. La notizia parte da lontano: l’ex generale Charles Chuck Wald della Us Air Force all’agenzia Bloomberg a novembre annuncia il trasloco dalla Turchia all’Italia. Il motivo? Troppo rischiosa l’infedeltà politica di Erdogan. La notizia ripresa dal Gazzettino viene smentita dal dicastero della Difesa. Intanto Angelo Bonelli coordinatore dell’esecutivo dei Verdi pone la questione : “Continua il silenzio del Governo sull’arrivo in Italia delle 50 armi a testata nucleare provenienti dalla base turca di Incirlik. Nessun cenno, nessuna reazione anche dai gruppi parlamentari di fronte alla trasformazione del nostro Paese nel più grosso arsenale di armi nucleari di Europa”.

Diventeremo il più grosso arsenale d’Europa. Il Governo non può tacere.

Angelo Bonelli

Secondo il bando di progettazione del ministero della Difesa nella località bresciana nuovi hangar potranno ospitare fino a 30 caccia F-35 con 60 bombe nucleari B61-12, il triplo delle attuali B-61. Velivoli che andrebbero a sostituire l’attuale dotazione di caccia Tornado IDS – configurati per l’attacco nucleare in gergo tecnico: “con capacità aerea non convenzionale”, armamentario Lep (Life Extension Program) B61 – già presenti. Nella bassa bresciana quindi tutto procede in modo spedito, nel silenzio generale.

A livello locale, è il sito on line Brescia Today a fornire indicazioni sull’adeguamento della base: il nuovo hangar per la manutenzione, una trentina di shelter (i ricoveri per gli aerei) e altri 15 hangar più piccoli. Oltre 91 milioni di euro la spesa complessiva per il completamento delle opere che si è aggiudicata l’impresa Matarrese di Bari. Si parla di un ribasso d’asta di quasi 30 milioni.

Le bombe Ghedi sembrano far parte della tradizione locale. Lorenzo Borzi, primo cittadino, aveva dichiarato: “Al sindaco non è dato avere questo tipo di informazioni”. Il Centro Sociale 28 maggio coordinato da Beppe Corioni è la sola realtà che persevera nell’organizzare manifestazioni per sensibilizzare la popolazione. I rappresentanti politici di ieri, oggi e pare anche di domani, sull’argomento si squagliano.

Il sacerdote don Fabio Corazzina lancia la proposta che la Diocesi aderisca alla campagna per il disarmo. Il Comune di Brescia organizza 15 giorni di Festival della Pace: concerti e interventi, ma nessun appuntamento dedicato alle atomiche locali. Insomma pace sì, ma meglio un sorvolo sulla questione Ghedi; il paese è peraltro privo di piano di sicurezza e di evacuazione per la cittadinanza nello sventurato caso di fughe contaminanti. L’ultimo opuscolo su come comportarsi se si verificasse un incidente risale a 30 anni fa.

 

di Elisabetta Reguitti | Il Fatto Quotidiano