Il 2019 dell’ambiente, tra la speranza dei giovani e i tradimenti della politica

2019

Siamo giunti ormai alle ultimissime battute di questo 2019. Proprio sul crepuscolo del decennio, con un certo ritardo rispetto allo stato attuale delle cose, l’ambiente è stato al centro del dibattito politico, sociale ed economico. Nonostante ciò, archiviare questo 2019 come un anno positivo per l’ambiente risulta un’impresa piuttosto ardua. Il giudizio infatti è profondamente influenzato da due attori protagonisti che, da un lato, trasmettono speranza, positività e una certa dose di ottimismo per l’immediato futuro, dall’altro, un fallimento latente e una buona dose di sfacciata noncuranza rispetto all’evidenza della realtà che siamo costretti ad affrontare.

Non si è mai troppo piccoli per fare la differenza

I protagonisti in positivo di questa vicenda sono senz’altro i milioni di ragazzi che, con le loro mobilitazioni, i loro scioperi per il clima, la loro enorme passione, hanno risvegliato una coscienza collettiva che sembrava tristemente sopita rispetto alle tematiche ambientali. I Fridays For Future, capitanati dalla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg (persona dell’anno per la rivista Time), hanno mostrato quanto la forza dei movimenti dal basso possa essere ancora importante e decisiva anche in questa nuova realtà che viviamo. Mossi da un’idea semplice quanto straordinariamente imponente – vale a dire quella di salvare le sorti del Pianeta – i giovani ragazzi di tutto il mondo hanno dapprima occupato le piazze, per poi catturare l’attenzione di giornali e media fino ad arrivare alla stessa politica che – ahi noi! – in questa storia ricopre il ruolo opposto.

 

Il tradimento della COP25

Se il giudizio di questo 2019 resta ancora estremamente negativo rispetto alla tematica dell’ambiente, i “meriti” vanno attribuiti a un certo tipo di politica che, attraverso propaganda e disinformazione, continua drammaticamente a svolgere un ruolo di antagonista. L’Organizzazione Meteoreologica Mondiale ha posizionato il 2019 al secondo posto tra gli anni più caldi della storia, evidenziando una volta di più come il riscaldamento globale rappresenti la più grande sfida di questa epoca. Eppure, il 2019, verrà ricordato come l’anno del fallimento della COP25. Proprio nelle ultimissime battute dell’anno, dopo mesi di promesse e proclami a favore di telecamere, i potenti del mondo hanno disgraziatamente voltato le spalle, non solo ai giovani che a gran voce avevano chiesto delle azioni concrete per invertire la rotta, ma all’intera popolazione mondiale.

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 Il ruolo dell’Europa: una leadership che va conquistata

Con il tradimento dei grandi inquinatori mondiali (USA, Brasile, India, Australia, Cina), il ruolo di capofila nella lotta ai cambiamenti climatici deve necessariamente passare nelle mani dell’Europa. Un cambio di passo rispetto al recente passato è innegabile. L’Onda Verde ha attraversato il cuore del Vecchio Continente fino a ridisegnare completamente il quadro del Parlamento Europeo dopo le elezioni di fine maggio. Le politiche e l’attenzione della grande famiglia degli European Greens in merito al tema dell’ambiente rappresenta il punto di rottura rispetto al quadro politico internazionale, capace di cavalcare il trend solo a fini propagandistici.

L’Italia. La propaganda che strumentalizza le politiche 

L’Italia è rimasta ancorata alla dinamica degli annunci non seguiti dai fatti. L’approvazione, avvenuta a dicembre alla Camera dei Deputati, della mozione per la dichiarazione di emergenza climatica, rappresenta purtroppo solo uno spot rispetto a un quadro generale in cui, tra governi vecchi e nuovi, viene approvato un Piano Energia Clima che non rispetta gli accordi ONU di Parigi su rinnovabili e riduzione di CO2, aumentano le emissioni dei gas climalteranti come riportato da Ispra, vengono autorizzati gli spargimenti di fanghi tossici sui suoli agricoli e si concedono deroghe sui vincoli ambientali per cementificare le ultime aree agricole.

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Il cambiamento che l’Italia merita

In questo quadro, c’è una forza che cresce giorno dopo giorno e che mette al centro la questione ambientale. Per costruire un’Italia completamente diversa, fondata sui diritti civili e sociali, sul lavoro pulito, sulla convivenza pacifica, sull’uguaglianza, sui diritti degli animali, per cambiare il Vecchio Continente e salvare il pianeta. Il 2020 sarà l’anno dell’azione. Perché solo lavorando insieme, come ventricoli dello stesso cuore, abbiamo la possibilità di sviluppare un’intelligenza ecologica collettiva e pensare di affrontare con efficacia la sfida dei cambiamenti climatici. Partecipa al cambiamento.

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