Finanziaria Climatica. Dove prendiamo i soldi?

Finanziaria Climatica

Vista l’inazione di un Governo molto bravo a parole ma piuttosto mediocre nei fatti, come dimostra la Legge di Bilancio per il 2020, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo elaborato una nostra proposta di Finanziaria Climatica, pensando innanzitutto a un documento che difendesse il clima, che incoraggiasse l’economia verde e progettasse un futuro responsabile. Nel panorama asfittico della politica italiana, in cui a regnare sono ipocrisia e propaganda, volevamo dimostrare che una politica orientata alla tutela dell’ambiente è possibile. Partendo da questo principio, abbiamo potuto constatare come la salvaguardia dell’ambiente potesse essere il centro nevralgico di una serie di provvedimenti che spaziano dal lavoro alle famiglie, dall’istruzione alla ricerca passando per il trasporto pubblico.

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Andando finalmente a tassare tutte quelle misure dannose per l’ambiente, sono ben 54,45 i miliardi che abbiamo recuperato per sostenere la Finanziaria Climatica. Ma dove prendiamo i soldi?

a. 8 miliardi dalla Carbon Tax

In Italia, dopo la Conferenza di Rio del 2012, con la ‘delega fiscale’ di quell’anno, era stata introdotta una fiscalità verde con lo scopo di ridurre progressivamente la tassazione dal lavoro accrescendo quella sulle risorse naturali ed energetiche in modo da rendere più efficiente l’economia. Norma che non è mai stata né approvata né applicata perché legata a una proposta di direttiva europea sulla tassazione dei prodotti energetici che non si è poi concretizzata. Mentre in altri Paesi d’Europa e del mondo la “Carbon Tax” è già realtà (es. Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Norvegia, Svizzera, Irlanda), l’Italia aspetta che qualcuno gliela imponga così da potersi aggrappare al solito alibi: “È colpa dell’Europa”. Secondo i dati stimati dal Kyoto Club, penalizzare l’impiego dei fossili in una logica di neutralità fiscale, varrebbe 8 miliardi di Euro, più del doppio rispetto alle risorse necessarie per la manovra chiesta dall’Europa, vale a dire 3,4 miliardi di euro. Lo studio ipotizza che gli 8 miliardi di euro deriverebbero da una tassazione iniziale di 20 €/t.

b. 9 miliardi attraverso una rimodulazione dei sussidi dannosi per l’ambiente

Nel 2018, l’Italia ha versato sussidi dannosi per l’ambiente per un importo pari a 19 miliardi di euro. Non è una ONG ambientalista a denunciarlo ma lo stesso Ministero dell’Ambiente ad ammetterlo. La maggior parte dei sussidi si trovano all’interno della Legge di Bilancio e riguardano il settore dell’edilizia. Ma non è tutto: si va dal rifinanziamento della conversione degli zuccherifici in centrali a biomassa all’abrogazione della tassa sulle imbarcazioni da diporto. Nel complesso, fra Legge di Bilancio e altre misure, si stima che l’anno scorso siano stati versati 41 miliardi di euro di sussidi, pari a circa il 2,5% del PIL nazionale. Occorre mettere in campo un nuovo piano di investimenti basato sull’utilizzo alternativo dei sussidi, un piano a varie fasi che può essere avviato eliminando poco meno della metà degli investimenti italiani sui fossili.

c. 10 miliardi con il contrasto all’evasione fiscale

Nel mese di marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha dichiarato che, nel 2018, l’azione svolta dall’agente della riscossione ha riportato complessivamente nelle casse dello Stato 10 miliardi. Di questi, 6,1 miliardi sono ruoli ordinari emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate e di altri enti e 3,91 miliardi derivano, complessivamente, dalla prima e dalla seconda rottamazione delle cartelle.

d. 5 miliardi dalla rimodulazione delle concessioni autostradali

Il nuovo regime tariffario introdotto a giugno dall’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) prevede tagli ai profitti dei concessionari, diminuendo la remunerazione del capitale investito e dei costi riconosciuti in tariffa. Sono criteri che l’Art aveva già fissato per le nuove concessioni ma, col decreto Genova di un anno fa, l’Authority è diventata competente anche sulle concessioni in corso, man mano che scadono i relativi piani finanziari quinquennali che le disciplinano nei dettagli.

e. 6 miliardi da una patrimoniale sul 5% più ricco della popolazione

Il 5% più ricco della popolazione italiana dichiara di possedere un patrimonio medio di 1,3 milioni di euro. Poiché vi sono circa 1,25 milioni di famiglie in questo 5%, la somma del loro patrimonio ammonta a circa 1625 miliardi di euro. Si potrebbe pensare di ottenere una tassazione complessiva dell’1% su questo patrimonio, ovvero di ottenere, sommando la nuova imposta patrimoniale e le imposte esistenti, un gettito totale di 13,5 miliardi di euro. Supponendo, per pura ipotesi, che attualmente, dei 75 miliardi complessivi, almeno 7,5 siano effettivamente pagati dal 5% più ricco, il gettito aggiuntivo effettivo dell’imposta patrimoniale applicata con l’aliquota dell’1% a questa popolazione toccherebbe i 6 miliardi di euro.

f. 2 miliardi cancellando i privilegi nel settore ambientale

Il Governo questa volta deve avere il coraggio di cancellare rendite e privilegi, non più ammissibili, di cui beneficiano coloro che gestiscono cave, acque di sorgente, concessioni balneari, estrazioni di petrolio e gas. L’eliminazione di questi privilegi consentirebbe, infatti, di generare quasi 2 miliardi di euro ogni anno, a partire dal 2020.

4,25 miliardi riducendo le spese militari

Facciamo nostra la proposta di Sbilanciamoci, che propone una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica di 4,25 miliardi di euro, sulla base di quattro misure:

  • la riduzione immediata degli effettivi delle nostre Forze Armate a 150.000 unità e il riequilibrio interno tra truppe e ufficiali e sottoufficiali (1,2 miliardi);
  • il dimezzamento degli investimenti in nuovi Programmi d’armamento iscritti al Ministero per lo Sviluppo Economico (2 miliardi);
  • il congelamento dei nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 (450 milioni circa);
  • il ritiro dalle missioni militari all’estero di chiara valenza aggressiva e l’unificazione delle Forze dell’Ordine (600 milioni).

g. 2.5 miliardi introducendo una Intensive Farming Tax (IFT) sugli allevamenti intensivi

Introduzione di una Farm Tax contro gli allevamenti intensivi in modo da destinare i proventi all’agricoltura sostenibile e biologica, al finanziamento delle filiere corte e dei mercati contadini. L’industria zootecnica italiana fattura circa 50 miliardi di euro. Una tassazione del 5% su questa somma genererebbe la cifra di 2.5 miliardi di euro.

h. 1 miliardo dalla tassazione della plastica monouso

Per dare attuazione alla Direttiva europea sulla riduzione della plastica monouso che prevede, entro il 2021, il divieto di utilizzare piatti, posate, cannucce, aste per palloncini, si introduce una tassa di 1 euro per ogni chilogrammo di plastica dei manufatti monouso, con entrate stimate in 1 miliardo per il 2020. Un gettito che consentirà di mettere in campo una strategia di riconversione produttiva verso il plastic free.

i. 6,7 miliardi dalla legalizzazione della cannabis

L’Università degli Studi di Messina ha stimato i benefici in termini di gettito fiscale della legalizzazione delle droghe leggere, ipotizzando una tassazione pari a quella che si applica alle sigarette (aliquota al 75%). Ipotizzando un prezzo medio di mercato che si aggiri sui 10 euro, il beneficio economico per lo Stato sarebbe pari a circa 6 miliardi di euro, cifra ottenuta semplicemente moltiplicando il costo per la stima di consumo di cannabis. A questo, si aggiungerebbero benefici diretti in termini di riduzione delle spese di repressione e di ordine pubblico e sicurezza: 770 milioni da recuperare tra la diminuzione per le spese di magistratura carceraria e quella per le operazioni di ordine pubblico e sicurezza. Una misura dal forte impatto nella lotta alla criminalità organizzata che detiene le piazze di spaccio e nella lotta alla disoccupazione. Una ricerca di Coldiretti/Ixè chiariva che, anche a livello italiano, la legalizzazione della marijuana potrebbe creare nuove opportunità garantendo almeno 10mila nuovi posti di lavoro.

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