Ilva, è la politica il simbolo del fallimento

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I responsabili del disastro dell’Ilva sono quelli che hanno approvato, in questi 7 anni e mezzo, ben 12 decreti emergenziali senza risolvere il problema occupazionale. Renzi, Calenda, Bellanova, Conte e Di Maio sono loro il simbolo di questo fallimento.

Immaginiamo una famiglia che parte con la propria automobile per un viaggio e improvvisamente l’abitacolo si riempie di fumo: a questo punto, una buona madre o un buon padre di famiglia si ferma e la consegna al meccanico il quale dirà se l’auto è riparabile e in quanto tempo. A Taranto, il Governo non si è comportato da buona madre o padre di famiglia perché ha autorizzato la produzione ben sapendo che l’impianto continuava a inquinare. Il contrario di quanto accaduto in Germania, a Duisburg, dove l’acciaieria è stata fermata e ricostruita.

In questi anni, lo Stato ha immesso un fiume di denaro pubblico nelle casse dell’amministrazione straordinaria Ilva per un totale di 1,656 miliardi di euro cosi suddivisi:

  • 300 milioni di euro, concessi ai sensi dell’articolo 1, comma 3 del D.L. n. 191/2015;
  • 800 milioni di euro, ai sensi dell’art. 2, comma 1, D.L. n. 98/2016 e dell’articolo 1, comma 609, lett. a) e b) della legge n. 232/2016;
  • 400 milioni di euro, dati in garanzia dallo Stato ai sensi dell’articolo 3, comma 1-ter, del D.L. n.1/2015;
  • infine Fintecna S.p.A., società totalmente partecipata da Cassa depositi e prestiti S.p.A., ha proceduto alla liquidazione di 156 milioni di euro ad ILVA S.p.A..

A queste somme, vanno aggiunti 1,1 miliardi di euro confiscati ai Riva per evasione fiscale, quindi soldi pubblici a tutti gli effetti, di cui 635 milioni sono stati allocati e spesi mentre 450 non sono stati utilizzati. Si arriva a una cifra complessiva di denaro pubblico di 2,756 miliardi di euro senza che si sia risolto minimamente il dramma ambientale, sanitario, né quello occupazionale a cui si aggiunge il peso della cassa integrazione prevista dall’accordo con Mittal, oltre ai 4.900 esuberi annunciati ieri.

L’unica salvezza, per Taranto e l’economia italiana, è che si avvii un piano di conversione come accaduto a Bilbao, nella Ruhr o a Pittsburgh dove oggi l’occupazione ha raggiunto livelli altissimi risolvendo la questione ambientale e sanitaria. Purtroppo abbiamo una classe politica che non risponde dei gravi errori fatti e continua a salire in cattedra e dare lezioni anche dopo questo sperpero di denaro pubblico.

 

Angelo Bonelli