COP25 di Madrid. L’azione sul clima è sempre più urgente

COP25 di Madrid

Inizia oggi la COP25 di Madrid, per concludersi lunedì 13 dicembre. 196 Paesi – praticamente tutti quelli che sono generalmente riconosciuti sovrani a livello internazionale – si riuniranno nella capitale spagnola per elaborare una strategia globale da mettere in campo al fine di contrastare i cambiamenti climatici. Attraverso gli eventi disastrosi che hanno letteralmente scosso il 2019, il Pianeta ha lanciato un grido di aiuto. Saranno in grado – i potenti della Terra – di dare risposte concrete?

I primi passi della COP non sono stati decisamente dei migliori: doveva tenersi in Cile ma le proteste di massa contro le disuguaglianze sociali, violentemente represse dal Governo, hanno spinto il Presidente Piñera a tirarsi indietro solo un mese prima dell’inizio dei colloqui. La velocità con cui la Spagna si è offerta di organizzare l’evento nelle stesse date, con il consenso dell’ONU, denota, però, un’attenzione via, via maggiore nei riguardi della questione ambientale, già al centro del Climate Action Summit tenutosi a New York nel mese di settembre.

Accesi i riflettori a New York, a Madrid si verifica che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici sia effettivamente implementata e applicata da tutti gli Stati aderenti e si traccia il nuovo percorso da seguire per completare quanto l’Accordo di Parigi aveva momentaneamente tenuto in sospeso.

Dal 2015 a oggi, difatti, sono numerosi i Report ONU che hanno fotografato una situazione sempre più allarmante, rilevando l’aumento incontrollato di gas serra nell’atmosfera e ribadendo il divario tra i provvedimenti necessari e quelli messi in atto per contrastare il fenomeno dell’aumento medio delle temperature globali.

La velocità con cui è stata data una risposta al passo indietro del Cile dovrebbe ispirare il mondo a dare forma a quanto sarà stabilito nel corso della COP25 di Madrid. La parola chiave rimane sicuramente “ambizione“. Quella con cui, già a partire dal 2020, tutti gli Stati dovranno agire per rivedere al rialzo i propri impegni rispetto a quelli assunti durante la COP21 di Parigi. Non solo le Nazioni Unite, ma anche la società civile sta esercitando una pressione senza precedenti, soprattutto su quelle nazioni – gli USA di Trump, il Brasile di Bolsonaro, la Russia di Putin – che sottovalutano o, più probabilmente, non vogliono vedere quanto sia di fondamentale importanza raggiungere un risultato chiaro sui meccanismi di trasparenza del conteggio emissioni. Mentre affrontiamo un’emergenza climatica senza precedenti, compito della COP sarà quello di stabilire un calendario comune, con ritmi cadenzati e scadenze ravvicinate, così da indurre i Paesi a intensificare gli sforzi.

Alla COP25 di Madrid, i ministri dell’energia, delle finanze e dell’ambiente si riuniranno per allineare le politiche di riduzione degli investimenti sui combustibili fossili e dirigersi all’unisono verso un’economia a basse emissioni di carbonio. I Paesi dovrebbero lasciare il vertice avendo ben chiare nella mente le azioni da mettere in campo l’anno successivo. Stabilire regole precise per i mercati del carbonio sarà un’assoluta priorità: chi inquina dovrà compensare il proprio impatto comprando crediti da progetti o imprese virtuose, alleviando così i costi della transizione verso un’industria decarbonizzata, in particolare nei Paesi già fortemente industrializzati.

Sulla stessa linea di pensiero si colloca la discussione su una Carbon Border Tax, una tassa sulle importazioni da Paesi in cui i produttori non sono costretti a rispettare le rigide norme sui gas serra. Un’imposta che racchiude in sé il duplice vantaggio di circoscrivere le delocalizzazioni e, allo stesso tempo, proteggere le società sottoposte a regole più stringenti sulle emissioni di carbonio.

Un’altra questione delicata che i negoziatori affronteranno a Madrid è la revisione del Meccanismo Internazionale di Varsavia per perdite e danni (WIM). “Acqua granda”, tempeste, siccità, incendi: quest’anno abbiamo visto di tutto. Ed è per proteggere i più deboli che è necessario trovare i soldi e migliorare la governance del fondo, per risarcire chi è stato colpito da fenomeni estremi come quelli che stiamo ancora vivendo, chi ha subito la perdita del patrimonio culturale, della terra, delle vite e dei mezzi di sussistenza.

La Spagna di Sanchez sembra voler usare la COP25 di Madrid per mostrare i progressi compiuti nella transizione energetica da quando i socialisti sono saliti al potere nel giugno 2018. In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, anche il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che dichiara l’emergenza climatica e ambientale in Europa. L’Italia si presenterà, invece, con un pessimo biglietto da visita: nonostante i proclami su Green New Deal o provvedimenti di lotta al cambiamento climatico, il nostro Paese non ha ancora previsto misure concrete per una giusta transizione, si pensi all’inutile decreto Clima o alla Legge di Bilancio dalla quale si stanno eliminando le pur insufficienti norme a difesa dell’ambiente.

Non possiamo più perdere tempo: il nostro timido Governo non è in grado di approvare una finanziaria “climatica” che, attraverso le risorse derivanti da Carbon Tax (8 miliardi), rimodulazione sei sussidi alle fonti fossili (9 miliardi), tassazione degli allevamenti intensivi (2,5 miliardi), riesca a finanziare la conversione ecologica dei modelli produttivi e sociali. Un Governo che dovrebbe pensare alle prossime generazioni più che alle prossime elezioni. Il nostro deve farlo mostrando più ambizione, così come la COP25 di Madrid e le piazze di tutto il Paese chiedono a gran voce.

 

Francesco Alemanni

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