ENI, il green enemy che fa greenwashing

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Quanto è credibile ENI quando sostiene di lavorare per l’Africa e la decarbonizzazione, concentrandosi sulle sue nuove frontiere della protezione ambientale?

Lasciatecelo dire: ben poco!

L’inchiesta “ENI Congo”, avviata dalla Procura di Milano per presunte attività corruttive sul rinnovo di concessioni petrolifere in Congo, è solo il segnale più evidente del greenwashing dietro cui il colosso petrolifero italiano si sta nascondendo.

ENI ha portato la sua produzione globale di petrolio al massimo storico: 1,9 milioni di barili/giorno. Eppure si nasconde dietro un dito, investendo poco e male – peraltro grazie anche a sussidi statali – su tecnologie rinnovabili già obsolete come quelle che sfruttano l’olio di palma, un vero e proprio “falso carburante verde”.

Abbiamo tolto l’olio di palma dai biscotti e l’abbiamo messo nei serbatoi, rincarando la dose delle ferite inferte al Pianeta: il 30% delle nuove coltivazioni di palma e l’8% di quelle di soia hanno comportato distruzione di foreste vergini, di brughiere e di praterie, di interi ecosistemi. Inoltre, un litro di olio di palma determina emissioni indirette di CO2 pari al triplo dell’equivalente in petrolio.

Diciamolo chiaramente: produrre bio-carburanti deforestando il Pianeta è tutt’altro che green.

Dopo anni di impegno e lotta dei partiti Verdi all’interno del Parlamento Europeo, la Commissione ha finalmente dichiarato che l’olio di palma è un falso bio-carburante. Al contrario, l’italianissimo Piano Energia e Clima ne contempla ancora l’uso fino al 2030.

Noi chiediamo al colosso petrolifero italiano di smetterla con il greenwashing, cominciando a disinvestire seriamente nei fossili e ascoltando le piazze dei giovani che in tutto il mondo chiedono un cambiamento reale per salvare il Pianeta.

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