Capacity Market, su 41 GW solo 1 alle rinnovabili

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Apprendiamo con profonda delusione e vera indignazione i risultati comunicati da Terna sugli esiti dell’asta madre del capacity market che ha assegnato circa 41 GW, di cui solo uno alle fonti rinnovabili. In un momento in cui persino grandi istituzioni finanziarie europee come la BEI decidono di disinvestire sull’energia fossile, l’Italia è vergognosamente in controtendenza.

C’è squilibrio nelle assegnazione del capacity market

Impossibile non sottolineare lo squilibrio delle assegnazioni tra centrali termoelettriche e altre tecnologie, quali fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. Il problema è che il modello attuale di capacity market premia solo o quasi le centrali termoelettriche, andando anche contro i limiti di emissione di CO2 previsti dal Clean Energy Package della Commissione europea. Risultato: un aumento delle emissioni di CO2 sul medio termine.

I vantaggi della carbon tax

In questa fase di transizione energetica, l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di ridurre le emissioni climalteranti e procedere sulla strada dell’abbandono delle fonti fossili. Una carbon tax del valore di 20 euro a tonnellata varrebbe, peraltro, 9 miliardi che potrebbero essere virtuosamente reinvestiti nel sociale o nel campo delle rinnovabili. Un aspetto cruciale che non sembra essere ancora molto chiaro agli esponenti del Governo, i quali hanno ben pensato di eliminare il taglio dei sussidi dannosi all’ambiente dal DL Clima, dimostrando ancora una volta che il Green New Deal da loro tanto sbandierato rappresenta soltanto un mezzo propagandistico.

 

Francesco Alemanni