TAV come il MOSE. Non fateci dire: “Ve l’avevamo detto”

MOSE

Il MOSE doveva essere operativo nel 2016. Allora perché non è stato collaudato in occasione dell’imponente acqua alta della settimana scorsa? È semplice: l’opera è ferma al 94% dei lavori e non sarà pronta – così dicono – fino al dicembre del 2021.

I problemi del MOSE

La ruggine che corrode le paratoie è solo il più evidente dei problemi. D’altronde, le prime sono state installate nel 2013. Oltre a questo, un’opera la cui realizzazione è stata avviata nel 2003, manca ancora di una cabina di regia e di un protocollo d’intesa tra le varie Istituzioni, senza contare che lo scorso ottobre sono stati interrotti i test di sollevamento alla bocca di Malamocco a causa di vibrazioni anomale ai tubi.

Nel frattempo, il MOSE è costato alla collettività circa 6 miliardi, mazzette incluse. E tanto ancora costerà mantenerlo se bastano solo sei anni a farlo arrugginire. Un’opera la cui inutilità era stata denunciata da uno studio commissionato nel 2008 dal Comune di Venezia e totalmente ignorato, quando non vilipeso, insieme alla credibilità degli studiosi che se ne occuparono, affondata nei fanghi della Laguna ma soprattutto della politica. Allora numerose voci – quelle di Verdi e ambientalisti in primis – si sollevarono a sostegno di opere meno impattanti per l’ecosistema lagunare ma certamente più efficaci. Messe a tacere.

Chi controlla il passato controlla il futuro

Sembra quasi di essere al cinema, a guardare la storia dei grandi cantieri italiani ripetersi e ripetersi ancora. E se è vero che “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” – come sosteneva George Orwell in 1984 – allora non c’è alcuna speranza. Neanche per il TAV in Val di Susa. Chi controlla il presente, infatti, è lo stesso che controllava il passato.

Il caso, poi, presenta molte analogie con la storia del MOSE, a partire dall’analisi costi-benefici commissionata dal MIT e poi ignorata a favore del lento ma inesorabile avanzamento dell’opera.
Vi abbiamo detto che c’è già una ferrovia internazionale a doppio binario sotto il tunnel del Fréjus, ampiamente sottoutilizzata. Vi abbiamo detto che la politica europea dell’economia circolare mira a ridurre i transiti di merci anziché aumentarli. Vi abbiamo detto che, se quel treno non verrà abbastanza utilizzato, risulterà spaventosamente antieconomico.

Non fateci pronunciare ancora una volta quel fastidioso e sconsolato “Noi ve l’avevamo detto”.