Monica Frassoni, 10 anni insieme agli European Greens

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“Prima di tuffarci in quella che potrebbe essere una nuova decade verde, torniamo un momento a quella appena passata. Quando ho deciso di presentarmi nel 2009, dopo aver trascorso circa 20 anni al Parlamento, la mia motivazione principale era quella di fare di un’entità sfuggente come il partito europeo un vero strumento per questa cosa altrettanto sfuggente che si chiama democrazia europea. Pensavo che la nostra rivoluzione verde non sarebbe stata possibile senza un’Unione europea più forte: alcuni di voi forse ricorderanno che quelli erano gli anni in cui l’Unione europea era solo all’inizio di una terribile crisi e il cambiamento climatico e le sue drammatiche conseguenze non erano così evidenti come oggi.

Monica Frassoni
30th Council of European Greens

Negli ultimi 10 anni, possiamo dire che siamo stati riconosciuti come rilevanti e utili da coloro che contano di più, dai nostri partiti membri e da parte dell’opinione pubblica. Questo non è stato solo il risultato di circostanze oggettive, come il fatto che il sostegno finanziario ufficiale del Parlamento europeo abbia reso più facile il passaggio dalla ONG amatoriale e appassionata a un’organizzazione ben oliata come è oggi EGP.
E’ stato anche il risultato dell’impegno personale di molte persone a tutti i livelli (collage fotografico dei tre comitati), di due straordinarie SG, Jacqueline Cremers e Mar Garcia, Lena, la nostra tesoriera il cui ruolo non può essere elogiato abbastanza, i membri del committee, i miei copresidenti Philippe e Reinhard. e naturalmente l’intero staff che ho visto crescere non solo in numero ma anche in impegno e professionalità.
Un ringraziamento particolare va ad Angela, Eliana, Camilla e Oliviero, che nel corso degli anni hanno lavorato a stretto contatto con me.

European Greens
European Greens Story

Non tutto è stato meraviglioso, facile o amichevole. Ricordo le differenze tra noi sulle priorità d’azione, sulle strategie nelle relazioni con i partiti membri, le dure discussioni sul futuro dell’Europa, il difficile dialogo con il gruppo sulle primarie; ci è voluto del tempo per raggiungere il rapporto costruttivo che abbiamo oggi con il Gruppo e la Fondazione. Spero davvero che da questa cooperazione rafforzata sia possibile ribaltare le attuali normative dell’Unione europea che impediscono al Partito verde europeo di aiutare in modo più sostanziale i suoi membri nelle loro campagne europee o nel loro consolidamento.

Sono naturalmente consapevole del fatto che i meriti delle vittorie elettorali che vediamo oggi sono dei partiti nazionali. Ma se si considera l’evoluzione dalla firma dell’atto di nascita dell’EGP nel 2004 nella stessa stanza in cui è stato firmato il Trattato di Roma, si può notare che l'”onda verde” ha un volto europeo riconoscibile e cioè l’EGP; un’identità comune acquisita anche attraverso quattro campagne elettorali europee comuni e un costante miglioramento della nostra cooperazione e credibilità nei confronti dei partner esterni.

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Durante gli anni estremamente impegnativi dell’eurocrisi e dell’emergere di forze populiste e nazionaliste, il mio obiettivo è stato quello di contribuire a rafforzare l’identità europea dei Verdi e a migliorare la qualità delle nostre proposte comuni.

Sì, contrariamente ad alcuni, ho sempre dato molta importanza e spazio al lavoro sulle risoluzioni: 

quando i tamburi del nazionalismo e della xenofobia hanno ripreso a suonare, quando sono tornati i vecchi pregiudizi tra i nostri popoli, abbiamo potuto dire le stesse cose in Germania, in Grecia, in Finlandia, in Francia o in Spagna sulle questioni più disparate e controverse, come il futuro dell’Europa e dell’euro, Green new deal, migrazione, Stato di diritto.

Questa unità e capacità di emergere come una famiglia politica forte e pro-cambiamento è un aspetto importante dell’attuale “onda verde”, che fin dall’inizio è stata definita e vista come “europea”.

Ma vicino alle conquiste, devo menzionare quella che considero la mia più grande sconfitta; non vi sorprenderà sentire che avrei davvero voluto lasciare il mio posto di copresidente dell’EGP con una situazione molto migliore dei Verdi nel Sud dell’Europa e in Italia in particolare.

Le ragioni di questa situazione sono molteplici e non sono così presuntuosa da pensare che l’EGP o io personalmente avrei potuto fare molta differenza, visto il contesto politico e culturale estremamente complesso di quei paesi. Ma spero davvero che la crescente consapevolezza delle sfide e delle opportunità della crisi climatica, una leadership e un’organizzazione più convincente, la disponibilità a dare spazio e rappresentanza ai nuovi modi di essere “verdi”, aiuterà l’Onda Verde a raggiungere anche quei paesi. Sono certa che l’EGP sarà come sempre pronto a dare un sostegno concreto ed efficace.

Comitee
Nuovo Comitee degli European Greens

Cari amici, nonostante i nostri successi, nel 2019 vediamo cose che non erano pensabili nel 2009, almeno per me. Come oltre 20.000 morti nel Mar Mediterraneo; un membro della NATO e dei paesi candidati all’adesione all’UE bombardano e uccidono persone innocenti senza alcuna reazione significativa da parte dell’Unione e, diciamocelo, anche da parte dell’opinione pubblica europea; il club degli autocrati – Putin, Xi, Erdogan che si rafforza e viene aiutato da uno squilibrato alla Casa Bianca; la costante diminuzione dello spazio e il sostegno ai difensori dei diritti umani e dello stato di diritto in così tanti luoghi sulla terra, Europa compresa. Una crescita costante delle emissioni e una chiara accelerazione del cambiamento climatico.
Quindi, la nostra forza elettorale e culturale in molti paesi, la nostra capacità di essere sempre più percepiti come una reale e positiva alternativa al linguaggio dell’odio e alla desolazione sociale di un’economia fossile non è sufficiente.

Ciò che ci sta di fronte a noi, ciò che sta di fronte ai leader verdi di successo e ai loro partiti in tutta Europa, appare sempre più – e scusate la mia enfasi – come una battaglia per la sopravvivenza. Dei nostri valori, della nostra storia, del nostro ambiente, della nostra società tutti insieme. Dobbiamo ancora trovare un modo rapido per collegare l’energia trasformativa che vediamo nelle strade e in tanti attori economici e sociali in regolamenti, leggi, investimenti, posti di lavoro, in risultati concreti e massicci. Dobbiamo trovare il modo di impedire che l’internazionale illiberale e fossile continui a guadagnare terreno.

I Verdi hanno una responsabilità enorme, più che mai.  E si può essere certi che anche da un luogo o da una responsabilità diversi, io sarò lì a battermi con voi.”

Monica Frassoni, co-presidente degli European Greens dal 2009 al 2019