Bologna non si lega. Sardine in piazza contro la paura

Bologna

Bologna la Dotta

È proprio il caso di ricordarlo dopo che, ieri sera, oltre 10 mila persone – strette come “sardine” – sono scese in Piazza Maggiore per sfidare il capo leghista e gridare a gran voce che Bologna non si Lega.

Il popolo delle sardine, convocato da quattro ragazzi trentenni senza tessere di partito, ha inviato una risposta unanime al Salvini rinchiuso nel PalaDozza, doppiando l’obiettivo di superare i fan del Carroccio.

Hanno usato i social per darsi appuntamento, riportandoli per una sera alle origini: quello strumento in grado di collegare e avvicinare le persone, anche per lottare contro l’odio che oggi vi imperversa.

Volevano essere 6.000 contro i 5.570 posti contenuti nel palazzetto. E i bolognesi hanno risposto, mostrando che le elezioni regionali del prossimo 26 gennaio non saranno affatto una passeggiata di salute per l’ex Ministro della Paura.

Le sardine a Piazza Grande

“Portate colorate sardine di cartone per mostrare come alle grida sguaite si possa rispondere senza proferire verbo, ma con una presenza eccezionale”: sono Mattia Santori, educatore e istruttore sportivo, Roberto Morotti, ingegnere, Giulia Trappoloni, fisioterapista, e Andrea Garreffa, guida turistica. Hanno spinto migliaia di persone a ribellarsi pacificamente all’odio e alla paura, non più nascondendosi dietro lo schermo di un PC ma incontrandosi in quella che Lucio Dalla amava chiamare “Piazza Grande”, proprio per il suo grande cuore.

Oltre 10 mila persone hanno dimostrato alla destra che “Bologna non abbocca” e alla sinistra che è finito il tempo delle divisioni: solo l’unione può dare la forza necessaria per sconfiggere quella che, già da tempo, si profila come una marea nera.

Giovani che hanno deciso di affrontare la paura

Giovani, una generazione smarrita, che ha perso i propri punti di riferimento politico ma che non smette di cantare Bella Ciao, un inno alla resistenza universalmente riconosciuto e noto. Gli stessi giovani che scendono in piazza per tentare di salvare il clima e per chiedere al Governo italiano – e ai Governi di tutto il mondo – misure che contrastino seriamente gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Giovani che hanno paura ma hanno deciso di fronteggiarla, uscendo dalla comfort zone di divano e computer e mostrando all’Italia intera che esiste una società basata sullo studio, sul lavoro, sull’inclusione e sul volontariato. Sono loro il futuro del Paese e del mondo: una società nuova in cui è forte l’ecologia e l’idealismo, la voglia di giustizia – sociale e ambientale – , una società in cui la testa è più forte della pancia.