Salvamare non rende desiderabile la conversione ecologica

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C’è la pessima abitudine di accompagnare l’approvazione di leggi con una certa enfasi e iperboli che non fanno bene né a chi le propone ma neanche alle istituzioni che sono chiamate ad approvarle. È il caso del Decreto “Salvamare”, così battezzato dal ministro dell’Ambiente Costa, che è in corso di approvazione presso la Camera dei Deputati.

Questa legge salverà il mare?

Certamente no, ma una cosa positiva c’è: metterà i pescatori o chi naviga nelle condizioni di poter conferire nei porti i rifiuti di plastica raccolti in mare, sia accidentalmente che volontariamente, senza dover pagare il costo di smaltimento dei rifiuti.

Il DDL “Salvamare” che oggi sarà approvato dalla Camera dei Deputati prevede che il costo dello smaltimento dei rifiuti di plastica raccolti in mare sia pagato da tutti i cittadini italiani attraverso l’aggiunta di una componente sulla tassa dei rifiuti ai sensi della legge n.147 art.1 comma 639 e 668.

Perché far gravare sui cittadini questo costo e non sui produttori di plastica o in concorso con una quota dello Stato? Pensiamo a una città come Roma, che affonda nei rifiuti, che ha la Tari tra le più alte d’Italia e che si vedrà aumentare la tassa sui rifiuti per questa iniziativa, seppur lodevole: questo è un modo per far odiare l’ambientalismo.

Il bando della plastica monouso

Altro aspetto di questa legge è la non volontà di affrontare le cause e limitarsi, lodevolmente in questo caso, solo a raccogliere i rifiuti.

Perché il Governo e la maggioranza hanno rinunciato a indicare con nettezza il divieto di produzione di plastiche monouso anticipando la data prevista dalla direttiva europea fissata al gennaio del 2021? Ricordo che proprio per l’assenza di una norma di questo genere i provvedimenti regionali di divieto di vendita di plastiche monouso nelle spiagge, come è il caso di Puglia e Sicilia, sono stati bocciati dai Tar per l’assenza di una legge nazionale.