Ristrutturazione di edifici e città, come ridurre le emissioni dell’80%

Ristrutturazione

Una delle sezioni affrontate nel progetto editoriale Drawdown, il piano più completo mai proposto per invertire il corso del riscaldamento globale, è dedicata a “Edifici e città”. Questa soluzione in particolare si concentra sulla “Ristrutturazione” delle città che, da fonte o causa di degenerazione, stanno diventando rigeneranti per l’ambiente e il benessere umano.

Il caso Empire State Building, da “edificio più alto” a archetipo della ristrutturazione ecologica 

L’Empire State Building non è mai stato concepito per essere ecologico. Doveva essere alto. Nato dalla competizione tra titani dell’industria per costruire “l’edificio più alto del mondo”, è stato costruito in poco più un anno e ufficialmente aperto il 1 maglio 1931, quando il presidente Herbert Hoover ha cerimoniosamente acceso le luci da Washington, DC. Ha conservato il titolo di edificio più alto del mondo fino al 1972.

Un tempo archetipo di spavalderia e potenza espressi in acciaio, calcare e granito, l‘Empire State Building è ora l’archetipo della ristrutturazione ai fini dell’efficienza energetica ambientale, lo studio, cioè di quanto calore o freddo entrano o escono dall’edificio, quali sistemi interni riscaldano o raffreddano i suoi abitanti e come l’edificio è illuminato. Il riscaldamento globale non può essere affrontato senza che ci si debba occupare degli edifici che ospitano il genere umano giorno e notte. In tutto il mondo, gli edifici rappresentano il 32% del consumo energetico e il 19% delle emissioni di gas serra.

Ristrutturare gli edifici esistenti

Negli Stati Uniti, il consumo energetico degli edifici è superiore al 40% del totale nazionale. Attingono alla rete elettrica o alle condutture di gas naturale per riscaldare, raffreddare e illuminare gli spazi al loro interno e per alimentare tutti i tipi di elettrodomestici e macchinari. Circa l’80% dell’energia consumata viene sprecata: ad esempio le luci e l’elettronica vengono lasciate inutilizzate e le lacune nell’involucro degli edifici consentono all’aria di entrare e uscire. Gran parte dell’attenzione prestata agli edifici ecologici risiede in una nuova progettazione.

Vari standard (Leadership in Energy and Environmental Design, Net Zero dell’International Living Futures Institute, Passivhaus dall’istituto tedesco con lo stesso nome e R-2000 sviluppato da Natural Resources Canada, per citarne alcuni) specificano come costruire bene fin dall’inizio, in modo che l’uso dispendiosi di energia sia lasciato fuori dall’edificio prima che si passi dal tavolo da disegno alla vita reale. Se è importante guardare avanti e configurare le strutture del futuro, è altrettanto importante modificare gli edifici esistenti, e non solo gli edifici commerciali. Ci sono 140 milioni di edifici negli Stati Uniti, e 5,6 milioni sono commerciali. Queste strutture hanno il maggior potenziale di riduzione del consumo di energia.

L’impegno della città di New York

New York si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050. Per raggiungere il suo obiettivo, gli edifici devono essere ammodernati. Nei primi anni del ventunesimo secolo, l’Empire State Building usava in un solo giorno tanta energia quanto 40.000 case unifamiliari. Il progetto di ristrutturazione, una collaborazione tra aziende private, società filantropiche ed enti senza scopo di lucro, si proponeva di ridurre tale utilizzo del 40%. L’Empire State Building consentirà di risparmiare 4,4 milioni di dollari in costi energetici e di evitare 105.000 tonnellate di emissioni di gas serra.

Collegare persone, energia, benessere e economia

Negli Stati Uniti ci sono 8.000 edifici oltre i 50.000 metri quadrati come l’Empire. La ristrutturazione è una pratica ben compresa e i buoni dati sulle prestazioni degli edifici la stanno rendendo sempre più efficace. Il recupero dell’investimento effettuato si ottiene in media, a seconda dell’edificio, in cinque o sette anni. Nel processo, verrebbero generati oltre 3,3 milioni di anni lavorativi complessivi in tutte le parti del paese e le emissioni calerebbero quasi del 10%. Per realizzare i massicci possibili risparmi in termini finanziari e di emissioni, non è probabilmente percorribile un approccio “edificio per edificio” ai 160 miliardi di metri quadrati di edifici (il 99% dei quali non è ecologico).

I primi risultati mostrano che si può ridurre il costo di una ristrutturazione di oltre il 30% e ammortizzarlo entro quattro anni. È questo il tipo di sforzo necessario per collegare i puntini tra le persone e l’energia, il benessere e l’economia e il futuro dell’atmosfera.