Combattere la fame nel mondo: un imperativo

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In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, indetta dalla FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), è necessario rilanciare e promuovere il secondo obiettivo per lo sviluppo sostenibile: Sconfiggere la Fame (#ZeroHunger).

Oggi viene prodotto cibo più che sufficiente per sfamare tutti noi, eppure oltre 820 milioni di persone rimangono cronicamente denutrite. In tutto questo, la volata alla #FameZero sta drasticamente perdendo slancio. In Africa, infatti, la fame è in aumento in quasi tutte le sottoregioni, con una prevalenza complessiva vicina al 20%.

La malnutrizione, inoltre, sta mettendo a dura prova sia le nazioni in via di sviluppo che quelle sviluppate. In queste ultime, oltre due miliardi di adulti, adolescenti e bambini sono obesi o in sovrappeso, con gravi conseguenze per la salute pubblica, per la ricchezza nazionale e per la qualità della vita delle persone e delle comunità.

A queste tendenze preoccupanti, si affiancano problematiche come la ridotta disponibilità di terra, l’aumento del degrado del suolo e della biodiversità ed eventi meteorologici più frequenti ed estremi. L’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura aggrava notevolmente la situazione.

Mangiare Sostenibile

Il cibo che mangiamo ha un impatto importante sulla nostra salute, sul nostro ambiente e il nostro futuro.

Mangiare in maniera sana e sostenibile sta diventando un mantra in tutto il mondo perché il cibo che scegliamo condiziona il clima, l’acqua, la biodiversità, la deforestazione e l’uso che si fa dei carburanti fossili.

L’alimentazione ha anche un’importante impatto sulla salute dell’uomo: le nostre diete sono diventate dipendenti da carne e proteine ​​pesanti, alimenti trasformati e snack. Come risultato, il rischio di malattie cardiache, diabete, obesità e sovrappeso, persino il cancro, è in aumento.

Mangiare sostenibile significa evitare gli sprechi alimentari. Nell’UE, vengono sprecate 88 milioni di tonnellate (20%) di cibo ogni anno, creando 304 mega tonnellate di CO2 all’anno, come 65 milioni di auto guidato per un anno. E quasi 55 milioni di persone soffrono la fame. Non è tollerabile!

Cosa fare?

Mentre la scienza della sostenibilità è complessa, le sue conclusioni sono abbastanza semplici: ridurre la nostra “impronta alimentare” globale è possibile se le nostre diete sono fresche, stagionali, locali e “a base vegetale”. Una dieta a base vegetale significa mangiare verdure di stagione, cereali integrali, noci, semi, legumi e frutta, accanto a piccole quantità di carne, pollame, pesce, uova o latticini.

Molte cucine del mondo sono fondamentalmente a base vegetale comprese quelle provenienti da Asia, Mediterraneo, Medio Oriente, Africa, Sud America e Messico. Le diete aborigene da tutto il mondo sono in gran parte a base vegetale, come lo sono alcune cucine più recenti.

Non c’è giustizia ambientale, senza giustizia sociale: incominciare una dieta sostenibile è un grande passo per rendere il mondo un posto migliore.