Complimenti ai Verdi austriaci, ora tocca a noi

Sulle colonne del Corriere della Sera l’intervista a Elena Grandi in merito al successo elettorale dei Verdi austriaci, il decreto clima del nuovo Governo e il tema plastic free.

“Ai cugini austriaci va tutta l’invidia del mondo. Volare dal 3,5% al 14% dimostra che se si è bravi a comunicare il vantaggio dell’economia cir­colare, i risultati si ottengono. Sono riusciti a portare via voti a sovranisti e populisti”, si congratula con l’Óvp di Wer­ner Kogler la co-portavoce dei Verdi italiani, Elena Grandi.

Come mai loro così in alto e voi così fiacchi?

“Fiacchi non direi. Alle ul­time politiche eravamo allo 0,9% e alle ultime europee ab­biamo triplicato fino al 2,4% con una campagna costata a livello nazionale 30mila euro. Il programma è lo stesso di quello austriaco e dei Paesi Ue, poi ognuno l’ha declinato sul territorio. Noi però non riusciamo a divulgarlo».

Chi lo impedisce?

«Abbiamo difficoltà di co­municazione, andiamo poco in tivù, siamo fuori dai son­daggi e non possiamo raccon­tare bene il significato dei progetti di sostenibilità».

Facile trovare questo ali­bi.

«Avremmo anche commes­so errori e il fatto di aver do­vuto cercare di sopravvivere per tanti anni non ci ha aiuta­ti. Adesso però c’è molto hu­mus con cui coltivare bene e ce ne accorgiamo durante gli incontri sul territorio. La gen­te sta cominciando a capire che non siamo solo quelli dei no ma che proponiamo un modello sostenibile capace di creare indotto e benessere».

Intanto in Italia l’esame del decreto clima da parte del governo è stato nuova­mente rinviato. Brutto se­gnale?

“Il cosiddetto Green new deal non propone niente di ri­voluzionario, è confuso e de­magogico. Debolissimo. Se­condo me l’hanno rimandato per una questione di conflitti interni. Il MgS si è liberato della Lega con cui ha votato leggi gravissime come l’au­mento delle sostanze tossiche che possono essere sversate nei fanghi agricoli e adesso cerca di rifarsi una verginità ecologista. Ha però a che fare col Pd che al di là degli atteg­giamenti “gretisti” non mi sembra voglia mollare i grossi interessi economici”.

Elenchi i punti fragili del decreto

“Difficile pensare di abolire gli incentivi dello Stato alle fonti fossili, 19 miliardi, senza pesare sulle classi di reddito più deboli. Guardiamo poi al mondo delle piccole e medie imprese che si sono converti­te all’ecologico. Sono circa 700, hanno ricevuto incentivi europei, niente dall’Italia e il decreto non ne introduce. In pratica la gente della ricon­versione, e parliamo di 575 mila occupati, viene abban­donata».

E poi?

“Ho sentito il sottosegreta­rio Morassut fare affermazio­ni ambigue sugli inceneritori. Noi siamo contrari perché crediamo su un sistema alter­nativo basato sul circolo vir­tuoso dei rifiuti che devono essere ridotti all’origine”.

E la prospettiva plastic free?

“Sappiamo benissimo che è impossibile puntare su que­sto obiettivo senza un piano economico di sostegno”.

Intervista comparsa sul Corriere della Sera “Invidiosi dei cugini tedeschi. Ora tocca a noi” di Margherita De Bac il 01/01/2019.