L’ecologia non sia per l’élite. Intervista ad Angelo Bonelli

Nei giorni in cui l’ecologia occupa l’agenda politica mondiale, quanto succede al Monte Bianco porta Angelo Bonelli a parlare di «una fase di non ritorno».

Cosa ci dice indica lo scioglimento del ghiacciaio Planpincieux?

«È un segnale inequivocabile che subiremo conseguenze non solo ambientali, ma anche sociali molto gravi che purtroppo i governi continuano ad ignorare».

Come giudica il “green new deal” proposto dal presidente del Consiglio Conte?

«Invece di esprimere frasi che non significano nulla come “chiederò un patto con tutto il mondo industriale e produttivo”, il premier dovrebbe dire qual è la sua proposta: dopo 15 mesi che governa, un’idea dovrebbe averla. Che poi debba esserci un confronto con il mondo produttivo lo ritengo normale. In sintesi, per avviare un confronto deve esserci una proposta che purtroppo non c’è, se si parla solo di tasse alle merendine da destinare alla scuola».

Boccia anche la bozza di decreto clima dei giorni scorsi?

«L’improvvisazione con il quale è stato presentato il dl da parte del ministro Costa è un esempio di come sia sbagliato usare la questione ecologica per conquistare spazio mediatico, ma anche di quanto sia urgente affrontare una questione da cui non si può prescindere. Però, o la conversione ecologica è desiderabile, partendo dai ceti sociali economicamente più deboli, o sarà difficile che questa si possa affermare».

Un esempio di conversione ecologica giusta dal punto di vista sociale?

«Gli incentivi per l’acquisto di auto ibride o elettriche: non possono essere uguali per tutti, devono essere legati al reddito. Più basso è il reddito, più alto deve essere l’incentivo».

I punti più discussi del dl clima sono i sussidi ambientalmente dannosi e le tasse. Che ne pensa?

«La proposta di Costa, per altro timida, è sbagliata perché prevede tagli lineari. In ogni caso, chi polemizza deve pensare che ogni anno l’inquinamento atmosferico produce un costo per lo Stato di 1350 euro a persona, neonati compresi. Insomma, nel nostro Paese manca una visione di futuro per la conversione ecologica di tutti i modelli produttivi».

di Cristina Nadotti per la Repubblica