La Bei contro le ‘fossili’, arriva la prima grande prova per il governo

“Eppur si muove”. Il lavoro e gli sforzi di tanti, dalle organizzazioni non governative, dalle associazioni ambientaliste, ai ragazzi che sono scesi in piazza per il clima in questi mesi, sono finalmente sulla strada giusta per essere ripagati. La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha pubblicato un nuovo rapporto sulle proprie politiche energetiche in cui annuncia di voler «accrescere il proprio sostegno alla transizione energetica nell’Unione europea». Ciò dovrebbe tradursi in uno stop ai finanziamenti concessi alle energie fossili entro la fine del 2020 e concentrarsi sulle energie rinnovabili. Si tratta di finanziamenti destinati alla produzione di petrolio e gas, a infrastrutture principalmente dedicate al gas naturale, alla produzione di energia o calore basato su combustibili fossili, che negli ultimi 4 anni sono stati pari a 7,9 miliardi di euro, equivalenti al 21% del totale dei fondi complessivi erogati dalla banca.

La Bei contro le fonti fossili, come si schiererà il nuovo governo?

Il governo giallo-rosso, che nelle varie bozze di programma ha più volte dichiarato di voler favorire una svolta verde, verrà quindi immediatamente messo alla prova. Il prossimo 10 settembre a Zagabria, si riunirà infatti il Board of Directors della Bei, composto dai direttori generali dei Ministeri delle finanze che, per conto degli Stati membri dell’Ue, si occupano di valutare strategie e politiche dell’istituto. Il nuovo governo avrà in questo modo la possibilità di dimostrare con i fatti di volersi schierare al fianco della proposta della Bei, e di tutto il mondo ambientalista, dicendo sì allo stop ai finanziamenti alle energie fossili.

L’Italia, come Francia, Germania e Regno Unito, detiene il 16% del capitale della Bei. Un peso finanziario di un certo valore all’interno dell’istituto che automaticamente si riflette nel potere decisionale, poiché chi più paga più conta. Il nostro Paese avrà la possibilità di favorire un cambiamento epocale, rispettando finalmente gli accordi Parigi, che richiede ai contraenti di fare ogni possibile sforzo per evitare un riscaldamento globale superiore a 1,5 °C entro il 2100. La decarbonizzazione sarebbe un primo tassello fondamentale affinché questo avvenga, dimostrando un reale interesse nella lotta ai cambiamenti climatici.

Coraggio e lungimiranza nelle scelte

Ci restano poco più di 10 anni per salvare l’unico pianeta che abbiamo e per riuscire in questa impresa c’è bisogno di scelte coraggiose, radicali e che guardino al futuro. Il nuovo governo avrà immediatamente l’occasione per dimostrare di voler realmente cambiare le cose, ponendo l’ambientalismo in cima ai programmi politici e non solo a quelli propagandistici. Schierarsi in favore della proposta della Bei sarebbe il primo vero segnale di discontinuità tanto sbandierato dagli esponenti di questa nuova coalizione di governo, e ridare una giusta collocazione all’Italia all’interno dell’UE, dopo questi terribili mesi di grave oscurantismo.