Per il nuovo governo l’emergenza climatica resta una sconosciuta

L’emergenza climatica continua a essere la grande assente nel governo che si sta formando. Il documento reso noto stamattina, che riassume le linee programmatiche del presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, non affronta in alcun modo l‘emergenza climatica e ambientale. Sbandierare slogan accattivanti e professarsi ambientalisti non sarà mai sufficiente per avviare una reale transizione ecologica.

Come si attua un Green New Deal senza finanziamenti?

Nonostante infatti il punto 5, che vede protagonista il Green New Deal, nessun accenno a esso viene fatto nel punto 1, vale a dire nella Legge di bilancio. Come si può pensare di sostenere un Green New Deal se la legge che programma gli interventi economici non prevede alcun finanziamento sull’ambiente? Come si può parlare di piani di investimento incentrati sulla protezione dell’ambiente, quando non si fa alcun riferimento al taglio delle fonti fossili, che ancora oggi in Italia ammontano a oltre 19 miliardi di euro? Ennesime contraddizioni di una parte politica, rappresentata dal Movimento 5 Stelle, che dichiara di voler impegnarsi a finanziare infrastrutture nel rispetto dell’ambiente, ma che in questi 14 mesi di governo ha approvato, sostenuto e avallato le deroghe ai vincoli ambientali e paesaggistici presenti nel DL Crescita.

Una svolta ecologista priva di contenuti

Una parte politica che invoca una svolta ecologista ma che non fa alcun riferimento a un’agricoltura che deve essere libera dai pesticidi, che ha approvato un piano clima energia che non rispetta i piani europei e che non menziona una conversione del settore automobilistico verso elettrico. Una parte politica che continua a sostenere di voler completare il processo di autonomia regionale, quando ambiente, paesaggio e urbanistica rappresentano aspetti che non posso essere decentrati. La chiamano autonomia, ma si legge ambiente, paesaggio e territorio a gestione differenziata.

Allo stesso tempo nulla si dice rispetto alla riforma della legge elettorale e al taglio dei parlamentari, una proposta demagogica e irricevibile che non risponde alle vere emergenze del Paese che sono quella sociale-economica e ambientale. Una riforma che propone la riduzione dei parlamentari, ma in realtà si traduce in un taglio alla democrazia e va incontro a una vera svolta autoritaria, creando una serie di problemi di costituzionalità.

Elena Grandi, Matteo Badiali