Cos’è Ecosia: i pro e i contro del motore di ricerca

Il disastro che nelle ultime settimane ha dilaniato la Foresta Amazzonica ha senza dubbio catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. Un quadro già drammatico che, con l’ascesa del Governo Bolsonaro, rischia di raggiungere una soglia dalla quale sarà poi impossibile tornare indietro.

Tra le tante personalità, associazioni e note aziende che hanno mostrato il loro impegno per difendere questa causa, il nome di Ecosia è stato sicuramente quello che ha avuto maggior risonanza. Ma di cosa si tratta realmente? Qual è il modo in cui realmente Ecosia sposa la causa Green?

Che cos’è Ecosia?

Ecosia nasce a Wittenberg in Germania nel 2009 da un’idea di Christian Kroll con il supporto di WWF, Bing e Yahoo. Si pubblicizza come un motore di ricerca impegnato nel cercare di sostenere un ambiente felice, persone in salute e un’economia sostenibile. Secondo quanto riporta Ecosia, a oggi sono più di 3 milioni gli utenti che lo utilizzano attivamente come motore di ricerca e che hanno un questo modo contribuito a piantare oltre 6 milioni e 300 mila alberi, per un totale di quasi 2 milioni e 900 mila euro donati. Un’idea rivoluzionaria per un’azienda che dichiara nel suo stesso claim di destinare l’80% dei ricavi pubblicitari nella riforestazione. All’utente è semplicemente richiesto di effettuare delle comuni ricerche sul web, così come si farebbe con dei motori di ricerca più classici.

Basta realmente una ricerca per piantare un albero?

Nonostante sia già attivo da 10 anni, il motore di ricerca ha ricevuto un’impennata di popolarità di conseguenza all’attenzione mediatica destinata alla catastrofe in Amazzonia. Il picco più alto nella giornata di mercoledì 22 agosto, quando il numero di installazioni di Ecosia è aumentato del 1.150 per cento, con 250mila download in 24 ore. Ma qui bisogna fare la prima precisazione, al contrario di quello che si possa credere, non essendo chiaramente specificato sulla pagina web del motore di ricerca, per contribuire effettivamente alla riforestazione non basta fare una “semplice ricerca”.

L’azione che il singolo utente deve compiere per salvaguardare l’ambiente, e permettere quindi a Ecosia di destinare parte dei suoi introiti alla piantumazione di alberi, resta solo e soltanto quella di cliccare su un link sponsorizzato. In poche parole, utilizzare Ecosia esclusivamente come motore di ricerca non permette in alcun modo al motore di ricerca di perseguire la propria mission.

L’importanza dell’impatto ambientale

Pur presentandosi come un servizio di risposta ecologica, rappresentato dal fatto stesso di voler piantare alberi, la stessa Ecosia non tiene conto al 100% dell’impatto ambientale. Pur avendo una propria produzione di energia elettrica rinnovabile per alimentare i propri server, i risultati delle ricerche che vengono proposte all’utente da parte di Ecosia si basano attualmente su Bing, Microsoft e precedentemente su Yahoo! Purtroppo Microsoft ancora oggi utilizza soltanto il 40% di energia pulita, al contrario di Google che già da un paio d’anni è riuscito ad alimentarsi al 100% con rinnovabili.

Il quesito che ci poniamo a questo punto è il seguente: non sarebbe più giusto dire la verità, spiegando le ragioni che portano Ecosia ad allearsi con Microsoft? Non sarebbe meglio spiegare bene che non basta fare ricerche con Ecosia, ma che gli investimenti per la piantumazione derivano dalle pubblicità? È importante anche che, per quanto possa essere positivo, è assurdo pensare di sostituire gli alberi centenari, una vegetazione composita e frutto di decine di anni di esistenza, solo piantando nuovi alberi.

Per quanto riguarda l’Amazzonia, e il contribuito reale che ognuno di noi può ancora dare, vi abbiamo presentato nei giorni scorsi alcune iniziative:

5 semplici abitudini che salvano il Pianeta.

Una raccolta firme per fermare i trattati economici tra Ue-Mercosur