Tre proposte per difendere le foreste da roghi e disboscamenti

Il disastro che ha colpito l’Amazzonia, così come tante altre foreste nel mondo, ha radici profonde. Non si tratta di un’improvvisa calamità naturale ma la diretta conseguenza di una serie di politiche scellerate che vede coinvolti diversi attori. La gravità della situazione impone un’azione immediata su scala mondiale affinché questo quadro, al momento drammatico, possa risollevarsi.

La situazione nel continente africano

Quella amazzonica non è purtroppo l’unica foresta dilaniata da fuochi e disboscamenti. La stessa terribile sorte sta toccando anche alla savana e alla foresta pluviale centroafricana, altro immenso polmone verde del Pianeta. In particolare le regioni più colpite sono Congo e Angola, con oltre 10 mila roghi registrati nelle ultime settimane. La vasta copertura mediatica che ha coinvolto l’Amazzonia ha permesso, in parte, che i riflettori venissero finalmente puntati anche sull’Africa, dove la pratica del “taglia e brucia” (come del resto in Amazzonia) è tutt’altro che nuova. Una pratica diventata ancor più estesa e funesta a causa dei cambiamenti climatici, che giorno per giorno dimezzano terre coltivabili e fertili, o utilizzabili per i pascoli.

Tutto quello che di terribile sta accadendo in queste regioni supera di gran lunga i confini territoriali coinvolti. Si tratta di sciagure a carattere planetario, per ciò che concerne le conseguenze ma anche per le circostanze che le hanno causate. C’è la necessità di agire immediatamente prima che che i danni diventino irreversibili per il destino della Terra.

Tre proposte per difendere questi territori

1) Servizio di protezione civile internazionale a difesa delle foreste

Bisogna istituire un servizio di protezione civile internazionale pronto a intervenire in queste tragiche circostanze. Diventa a questo punto necessaria una reale convergenza tra i governi affinché si possa contrastare, tramite il dispiego di mezzi tecnici e finanziari, questo tipo di emergenze. Gli incendi che stanno consumando vaste regioni in Alaska, Groenlandia, Siberia, Isole Canarie, Africa e Amazzonia devono diventare competenza di un ente internazionale e non circoscritte esclusivamente ai territori direttamente coinvolti.

2) Modificare il proprio stile di vita con un consumo maggiormente consapevole

Gli incendi nelle varie foreste non sono causati da eventi naturali, bensì dagli umani – il più delle volte legato a motivi di agricoltura e allevamento, al momento, la causa principale della deforestazione. La World Bank riferisce che l’agricoltura intensiva occupa l’80% delle terre convertite nella foresta pluviale amazzonica. Il bestiame richiede spazi aperti per crescere, gli allevatori ‘puliscono’ vasti appezzamenti di terreno bruciando le foreste. Tutto questo, come riportato da Vice, avviene per tenere il passo con la crescente domanda di carne a livello globale, causata da crescita della popolazione e aumento della richiesta nei paesi in via di sviluppo.

3) Individuare i responsabili industriali di questa situazione

Bisogna avviare una battaglia dura contro chi utilizza le foreste naturali per interessi esclusivamente commerciali che nulla hanno a che vedere con gli interessi reali. C’è un legame diretto tra le più grandi aziende mondiali e la deforestazione tropicale. Attraverso una serie di salti da una parte all’altra dell’Oceano, il legname illegale, la carne di manzo, la pelle, la soia, arrivano fino in Europa e in Italia. Qui queste commodity vengono utilizzate per la produzione dalle più importanti aziende continentali: dal settore dell’arredamento, passando per quello tessile fino ad arrivare alla gastronomia.