Progettazione e produzione, le basi dell’economia circolare

La prima delle fasi che interessa l’economia circolare è quella che riguarda la progettazione e la produzione.

La prima fase dell’economia circolare

Un occhio attento al ciclo di vita del prodotto sin dalla sua progettazione: è in questo primo modo che l’economia circolare è più virtuosa e si differenzia da quella lineare. Conta innanzitutto che vengano utilizzate materie prime riciclabili o biodegradabili ma anche l’uso di energia proveniente da fonti rinnovabili è un elemento centrale per la sostenibilità del prodotto.

Sta ovviamente alle aziende la capacità di saper reinventare i propri processi produttivi in chiave green ma l’intervento normativo a livello centrale dovrebbe rappresentare un passaggio obbligato: sta allo Stato il rilancio di un’economia in crisi che si coniughi con la tutela dell’ambiente, così come è compito dello Stato scoraggiare l’utilizzo di fonti fossili in favore delle rinnovabili, eliminando gli incentivi alle prime per destinarli alle seconde.

Dirottare gli investimenti alle fonti fossili verso le rinnovabili

Dei 19 miliardi di euro investiti annualmente in Italia per le fonti fossili, oltre 14 possono essere dirottati, in parte subito e completamente entro 2025, verso gli investimenti di cui il nostro Paese ha davvero bisogno: lo sviluppo delle fonti rinnovabili o la copertura di voci di bilancio come scuola, cultura, lotta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici.

Creare nuovi posti di lavoro green

Seguendo questa linea, in 5 anni è possibile creare 2,2 milioni di nuovi posti di lavoro. L’insieme di queste misure, che richiederebbero in media tra 7 e 8 miliardi di euro di investimenti pubblici annui per i prossimi 5 anni, attiverebbe 21,4 miliardi di euro di investimenti privati annui, generando un valore di produzione di 74 miliardi e in media 440 mila nuovi posti di lavoro green ogni anno che, tenendo conto dell’indotto, arriverebbero a oltre 660 mila.

Rifiuti come risorse, a partire dalla progettazione

Nell’economia circolare, i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro. Nell’economia lineare, al contrario, il ciclo di vita del prodotto si chiude appena terminato il consumo, con la sua trasformazione in rifiuto: una modalità che costringe la catena economica a ripetersi continuamente con lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.

Il fondamentale ruolo dello stato

Una realtà già affermata da diverso tempo, adottata in diversi ambiti e strettamente collegata alla progettazione e alla produzione nell’economia circolare è quella dell’ecodesign: progettazione di prodotti che possano durare a lungo, il cui smontaggio sia semplice, in modo da permettere facilmente la riparazione e/o il riutilizzo e/o il recupero dei prodotti nella loro interezza o nei loro frazionamenti (circular design, design-out waste, etc).

Nonostante diverse realtà abbiano già deciso autonomamente di attuare un modello di economia circolare, il ruolo dello Stato deve essere centrale: oltre che impegnandosi nella tassazione delle fonti fossili, il suo intervento deve essere rivolto soprattutto all’incentivare chi decide di progettare utilizzando materiali sostenibili e produrre energia pulita.