Dai 49 milioni a Siri. Così la Lega combatte la corruzione

Sin da quando ha fatto irruzione sulla scena politica italiana, vale a dire tra fine anni ’80 e inizi ’90, la Lega si è sempre presentata come il partito del cambiamento. Seguendo il solito vecchio trucco del “Noi non siamo come chi vi ha governato fino a questo momento”, il partito fondato da Bossi mirava con fermezza al malcontento generale del popolo italiano che, proprio in quegli anni, stava per essere travolto dallo scandalo Mani Pulite.

Storia di un rapporto turbolento

Una strategia semplice quella del Carroccio che, nonostante abbia già avuto un ruolo politico di una certa rilevanza negli ultimi decenni, – sia a livello nazionale che locale –, il nuovo corso salviniano continua a portare avanti: da Bossi a Salvini, passando per varie legislature e alleanze di Governo, la Lega ha proseguito nell’arrogarsi il ruolo di partito antagonista che vede nella lotta alla corruzione e alle mafie  il centro della propria azione politica.
Ma le cose stanno davvero così? Alla luce di questi primi 30 anni di vita, età matura al punto da renderlo il partito più “anziano” nell’attuale Parlamento, la Lega può realmente fregiarsi del titolo di incorruttibilità?
Checché ne dica Salvini, magari sfoggiando l’ennesima felpa legata alle Forze armate, gli scandali e le inchieste che si sono succedute in questi anni, raccontano di un rapporto piuttosto turbolento tra la Lega e la Magistratura.

La truffa ai danni dello Stato

Il partito che doveva eliminare il marcio e segnare una nuova era nella storia politica italiana, in realtà si è ritrovato più volte al centro di scandali e inchieste giudiziarie che ne hanno profondamente scosso le fondamenta. La questione emblematica, che più di tutte le altre pone in evidenzia le forti contraddizioni di questo partito, è ovviamente la frode dei rimborsi elettorali della premiata ditta Bossi-Belsito. Caso esploso nel 2012, ha portato il Tribunale di Genova a chiedere la confisca al partito di circa 49 milioni di euro, a titolo di risarcimento per i rimborsi ingiustamente utilizzati, quale «somma corrispondente al profitto, da tale ente percepito, dai reati per i quali vi era stata condanna».

L’arresto di Arata

Ma le condanne e gli scandali non sono affatto circoscritti all’epoca del Senatur. Nonostante un appoggio popolare mai così largo nella storia della Lega, Matteo Salvini si trova costretto quotidianamente a districarsi tra casi giudiziari che potrebbero minarne il futuro politico. Il mese scorso è stata la volta di Paolo Arata, ex consulente della Lega per l’energia, arrestato con l’accusa di “intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio”. L’indagine rivela che Arata sarebbe socio occulto del re dell’eolico Vito Nicastri, considerato tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Il nome di Paolo Arata, peraltro, riporta alla mente un altro caso di presunta corruzione: quello che ad aprile ha travolto il sottosegretario ai Trasporti della Lega e consigliere economico di Matteo Salvini in persona, Armando Siri.

La calda primavera leghista 

Subito dopo le elezioni europee che hanno segnato la più grande vittoria politica della Lega, era, inoltre, arrivata la condanna a 3 anni e 5 mesi di reclusione per il viceministro leghista alle Infrastrutture Edoardo Rixi, al termine del processo per le cosiddette “spese pazze” in Regione Liguria. Ennesimo caso in una primavera particolarmente calda per il Carroccio, inaugurata proprio dal No del Senato a concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti dello stesso Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato nell’ambito del caso Diciotti. Una primavera calda confluita in un’estate rovente, considerato l’ennesimo scandalo che ha travolto il partito e che vede alcuni personaggi molto vicini al Ministro dell’Interno coinvolti in un caso di corruzione internazionale sui presunti fondi russi alla Lega.