Il curioso caso della Lega, i sovranisti che strizzano l’occhio alle banche offshore

Lega

Dei tanti espedienti utilizzati dalla Lega per aumentare il consenso e cavalcare il malcontento popolare quello degli slogan è senza dubbio tra i principali. Proclami urlati dalle piazze reali e virtuali che, nella maggior parte dei casi, celano alle spalle un vuoto di tematiche sia politiche che sociali. Negli anni della scalata, uno dei compiti principali di Matteo Salvini è stato quello di “camuffare” l’immagine del suo partito, conferendogli un’immagine nuova e in netta contraddizione rispetto a quella che la Lega (Nord) aveva rappresentato fino a quel momento.

Slogan e propaganda

“Stop all’inaccettabile terrorismo delle banche, dei poteri forti delle banche sul voto degli italiani”. Quante volte abbiamo ascoltato il Ministro dell’Interno sbandierare questo slogan nella sua permanente campagna elettorale, indirizzata esclusivamente alla pancia dell’elettore? Un rapporto burrascoso quello tra Salvini e le banche, l’ennesimo nemico dall’identità indefinita contro il quale scatenare la propria narrazione strategica.

Il lungo filo dei 49 milioni della Lega

Eppure, nonostante i proclami, c’è una particolare tipologia di banca che, stando alle inchieste giudiziarie, non sembrerebbe essere affatto invisa a Salvini e al suo partito. Seguendo infatti la pista della frode dei 49 milioni targata Bossi-Belsito, i pm di Genova sono giunti fino in Lussemburgo, uno dei più noti fra i paradisi fiscali a carattere globale. L’ipotesi della procura è che una parte dei quasi 50 milioni, frutto della truffa ai danni dello Stato, sarebbe stata portata nella piazza offshore e poi fatta rientrare in Italia attraverso società di comodo. Tutto questo, sostengono gli inquirenti, per evitare il sequestro disposto dalla sentenza di primo grado e confermata in appello.

Tutte le strade portano in Lussemburgo

L’aspetto cruciale di questa vicenda, considerando il fatto che Salvini più volte ha cercato di evitare questo spinoso tema, circoscrivendolo al periodo competente ai suoi predecessori, è che secondo i pm queste transazioni risalirebbero al periodo che va dal 2015 al 2017, quando l’attuale Vice Premier era già segretario del partito.

Nonostante la Lega cerchi di sviare in ogni modo l’opinione pubblica con le solite annose questioni di distrazione di massa, proprio qualche settimana fa una nuova svolta nelle indagini ha riportato il caso al centro delle cronache. Come riportato da La Stampa, nel mirino dei pm sarebbero finiti altri 10 milioni trasferiti dalla Sparkasse, Cassa di risparmio di Bolzano con cui la Lega ha avuto un rapporto di conto corrente e deposito tra il 2013 ed il 2014, ancora una volta in Lussemburgo.

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