499 fenomeni atmosferici estremi, è emergenza climatica

Ondate di caldo come quella che stiamo vivendo in questi giorni diventeranno ben presto cinque volte più probabili. D’altronde, i fenomeni atmosferici estremi che hanno coinvolto l’Italia negli ultimi 9 anni sono stati quasi 500.

Un disastro a settimana

Secondo l’ONU, la crisi climatica provoca un disastro a settimana e benché la maggior parte di tali fenomeni atmosferici estremi attiri pochissima attenzione mediatica, ciascuno di noi ne sta vivendo uno vicino a sé: per conoscerli, è possibile consultare la mappa elaborata dall’Osservatorio Nazionale “città clima”, progetto che raccoglie ed elabora informazioni sugli impatti degli eventi climatici nei confronti di aree urbane, infrastrutture, beni storici. Nell’anno più caldo di sempre – il 2018 – abbiamo avuto 32 vittime in 148 eventi estremi lungo tutta la penisola:

  • 66 allagamenti da piogge intense;
  • 41 casi di danni da trombe d’aria;
  • 23 casi di danni a infrastrutture da piogge intense;
  • 20 esondazioni fluviali.

Fenomeni atmosferici estremi destinati a crescere

La cosa più grave è che questi numeri sono ineluttabilmente destinati a crescere se, come indicato dallo studio IPCC delle Nazioni Unite, i governi non cominceranno a intervenire in maniera concreta per invertire il trend. In particolar modo le città italiane, come si evince da un recente studio del Politecnico di Torino, sono in ritardo nel predisporre piani di adattamento ai cambiamenti climatici, specie nel caso delle cosiddette bombe d’acqua, tra i fenomeni atmosferici estremi in costante aumento nel nostro Paese. Questa tipologia di piogge torrenziali intense, concentrate in un ristretto lasso di tempo, sono sempre più spesso causa di vittime, stop alle infrastrutture di trasporto, allagamenti di abitazioni e esercizi commerciali. La frequenza e l’intensità delle bombe d’acqua sono strettamente correlate alla questione del riscaldamento globale, poiché mostrano chiaramente la maggiore capacità dell’atmosfera di immagazzinare vapore acqueo.

Dichiarare lo stato di emergenza climatica

Come spiegato dallo studio del Politecnico di Torino, a partire dal 2000, anno della grande alluvione del Po, la stragrande maggioranza delle 208 vittime censite dal CNR-IRPI nel progetto POLARIS sono state causate da alluvioni improvvise generate da forti nubifragi di breve durata. Molto spesso questi disastri sono avvenuti in aree urbane, che mostrano sempre di più la loro vulnerabilità rispetto a questi eventi, tanto intensi quanto improvvisi e concentrati geograficamente. Questi dati, estremamente negativi, ci mostrano ancora una volta che l’emergenza climatica non è più il futuro ma il presente. Già da diverse settimane abbiamo lanciato un form, consultabile a questo indirizzo, in cui è possibile richiedere al sindaco del proprio comune di dichiarare lo stato di emergenza climatica. Sarebbe un primo, fondamentale, passo in avanti per porre la questione climatica in cima all’agenda politica del nostro Paese.