Sull’Ilva ancora immunità, perché Calenda resta in silenzio?

Ilva

Il silenzio di Calenda

Perché Calenda su questa vicenda dell’immunità penale rispetto all’Ilva rimane in silenzio? Proprio il 23 e 24 aprile aveva dichiarato che non era stata tolta e che la norma era rimasta sostanzialmente come prima: ci potrebbe spiegare perché oggi non dice nulla? Come si può pensare che un’azienda possa avere l’immunità in un luogo in cui, a causa dell’inquinamento, i bambini hanno un’aspettativa di vita minore rispetto agli altri bambini d’Italia e d’Europa? In cui si registra un tasso del +21% di morti per tumore e del +51% di malattie tumorali?

Situazione invariata rispetto al passato

Mi aspetto che anche Di Maio intervenga sulla questione, spiegandoci, il prossimo 4 luglio, come intende risolvere una situazione che oso definire kafkiana perché, benché tutti sostengano che l’immunità sia stata rimossa, le medesime persone, compresi Calenda, i sindacati e la stessa Arcelor Mittal, sanno benissimo che non è così: essa è mantenuta all’interno dell’autorizzazione integrata ambientale e nella sua applicazione. È proprio qui che si innesta tutto il clamore su una situazione che è invariata rispetto ai precedenti governi, quando ad ex Ilva fu concessa la facoltà d’uso dell’impianto anche in presenza di sequestro penale.

Nessun piano alternativo da parte del Governo per Ilva

Il colosso dell’acciaio non si preoccupa dell’immunità ma della revisione dell’AIA chiesta dal Ministro Costa e, alla luce dell’annuncio di 1400 esuberi, di rinegoziare l’accordo sui livelli occupazionali. Ricorda molto quanto accaduto a Florange, in Francia, quando Mittal rilevò Arcelor e, dopo un po’ di tempo, chiuse la fabbrica, provocando l’ira del Presidente della Repubblica francese Françoise Hollande il quale fece approvare la legge Florange per evitare che le aziende delocalizzassero senza garantire la continuità produttiva, così come aveva fatto Mittal.
Il problema, in Italia, è che il Governo manca del tutto di piani alternativi: potrebbe provare a imitare Bilbao.

Angelo Bonelli