Dismettere i combustibili fossili è un atto dovuto

Tic-tac, tic-tac. Il tempo scorre, la sabbia nella clessidra scivola via e l’essere umano è destinato all’estinzione se continua a perseverare con una serie di comportamenti ostili nei confronti dell’ambiente. Primo fra tutti, l’uso sconsiderato dei combustibili fossili: l’emergenza globale in cui ci troviamo immersi fino al collo ne impone la dismissione eppure i governi, spalle al muro, continuano a rinviare la transizione.

L’Italia

Giovani fuori ma vecchi dentro, i componenti dell’attuale compagine del Governo italiano non hanno abbandonato i sentieri precedentemente tracciati, impegnando nel settore Oil&Gas circa 19 miliardi di euro all’anno. Si tratta di sussidi diretti al settore petrolifero, alla produzione o al consumo: è come se ogni cittadino italiano, anche il più piccino, pagasse di tasca propria 314 euro l’anno per esenzioni alle trivellazioni, finanziamenti a ricerca e produzione di idrocarburi, sviluppo di rigassificatori e raffinerie.

Ribellarsi per la riduzione delle emissioni

L’allarme sul clima si trova riportato, nero su bianco, all’interno dell’ultimo rapporto speciale dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la cui bellezza grafica non riesce tuttavia a mettere in secondo piano il quadro drammatico che descrive: l’aumento della temperatura potrebbe innescare una serie inarrestabile di reazioni a catena che solo una repentina diminuzione delle emissioni di CO2 può contenere. Una certezza che il movimento britannico Extinction Rebellion ha fatto propria, mettendo in atto delle vere ribellioni non violente attraverso le quali scrollare l’opinione pubblica e la politica dal torpore in cui sono immerse.

Basati sull’autonomia e sul decentramento, gli attivisti di Extinction Rebellion sono presenti in oltre 35 Paesi – Italia inclusa – proprio perché è impossibile dare risposte locali a problemi globali. La richiesta è chiara: adottare misure politiche giuridicamente vincolanti per ridurre le emissioni di carbonio allo zero netto entro il 2025.

La sfida tra energie rinnovabili e combustibili fossili

In tutto il mondo, le energie pulite – in particolare eolico e solare – duellano con carbone e gas, guadagnando sempre più terreno rispetto ai combustibili fossili. È il segno che la sfida può essere vinta grazie a quella buona politica che ha il coraggio di investire sulle rinnovabili: un settore ancora parzialmente inesplorato soprattutto dal punto di vista dei posti di lavoro che potrebbe produrre, modificando radicalmente non solo le sorti del Pianeta ma anche quelle dell’economia.

Laudato si’

A tal proposito, persino il Papa, ispirandosi al Santo di cui porta il nome, ha evidenziato la necessità di proteggere la nostra casa comune. Con l’Enciclica Laudato si’, ha lanciato l’invito a perseguire la strada della conversione ecologica e dello sviluppo sostenibile, così da superare un sistema iniquo che produce miseria, disuguaglianza ed esclusione sociale. A seguito di questo potente appello, ben 35 istituzioni cattoliche, tra cui la Caritas, hanno annunciato la decisione di abbandonare gli investimenti nei combustibili fossili.

Se il vento soffia e il sole splende, i costi sono prossimi allo zero, così come le emissioni. Bisognerebbe ricordarlo ai nostri governanti che, nonostante i tanti impegni presi, continuano a sostenere con ingenti finanziamenti un mercato – quello degli idrocarburi – che altrimenti non avrebbe più ragion d’essere. Dei 19 miliardi di euro investiti annualmente, oltre 14 possono essere dirottati, in parte subito e completamente entro 2025, verso gli investimenti di cui il nostro Paese ha davvero bisogno: lo sviluppo delle fonti rinnovabili o la copertura di voci di bilancio come scuola, cultura, lotta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici.

Siamo convinti che verrà l’ultimo colpo per tutte le ENI e le Total del mondo. E verrà dai cittadini che, sempre più consapevoli, gli daranno le spalle. Lo sanno le compagnie petrolifere stesse: la mobilità come servizio, il TPL, la sharing economy e, ultima ma non meno importante, la domanda di auto elettriche paralizzerà definitivamente l’industria dei combustibili fossili.