Basta propaganda sull’Ilva, la verità sull’immunità penale

Ilva

Il decreto legge crescita è stato pubblicato in gazzetta ufficiale e con esso anche l’art.46 relativo all’immunità penale ai manager di ArcelorMittal proprietari dello stabilimento ex Ilva. Precisa come un orologio svizzero arriva la propaganda del M5S che ha avuto il suo momento magico con la venuta di Di Maio a Taranto il 24 aprile. Parola d’ordine: abbiamo tolto l’immunità penale! Il tutto con bizzarre motivazioni da parte dei parlamentari tarantini del M5S.

Per fornire una risposta a questa misera propaganda è necessario analizzare l’articolo 46 relativo all’immunità penale composto da tre periodi.

PRIMO PERIODO                                                                        

Questo periodo introduce la non responsabilità penale per commissari di governo, affittuari e acquirenti dello stabilimento ex Ilva, attraverso l’art.6 del dlgs 231/2001 ai fini della valutazione delle condotte connesse all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale.

Ecco cosa dice l’art.6 del dlgs 231/2001

Art.6.

Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell’ente

  1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell’articolo 5, comma 1, lettera a), l’ente non risponde se prova che: a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui alla lettera b).

Questo primo periodo è il nucleo centrale della norma sull’immunità ed equipara le disposizioni del piano ambientale dell’Ilva all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione come previsto dall’art.6 garantendo la non responsabilità penale ad Ilva. Il M5S ha evitato in modo scientifico di non richiamare nel testo, perché chiaramente confliggente, l’art.25 undecies dello stesso decreto legislativo 231/2001 relativo alla punizione dei reati ambientali. Una brutta, anzi bruttissima furbata. In questo modo ad Arcelor Mittal è garantita immunità solo attraverso il primo periodo.

SECONDO PERIODO

Qui si afferma che le condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale, di cui al periodo precedente, non possono dare a responsabilità penale ed amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale. È la riproposizione esatta, scritta in forma diversa, di quanto previsto dal primo periodo, vale a dire la non responsabilità penale nell’attuazione dell’AIA perché adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione. Si tratta di una norma ripetitiva che non contiene alcuna prescrizione aggiuntiva.

TERZO PERIODO

Questa è la parte dell’articolo che ha messo in moto i motori della propaganda pentastellata perché afferma che le disposizioni del periodo secondo si applicano agli affittuari e agli acquirenti fino alla data del 6 settembre 2019. Il 6 settembre è la data dell’accordo tra Ilva in amministrazione straordinaria, ArcelorMittal e sindacati. Questo periodo non annulla alla data del 6 settembre 2019 le disposizioni previste dal primo periodo ma solo del secondo che come scritto è la riproposizione in forma diversa del primo periodo.C’è un altro aspetto inquietante e preoccupante: con il decreto crescita approvato da questo governo rimane la norma che consente allo stabilimento ex-Ilva di operare sino al 2023 in presenza di un sequestro penale.

Le dichiarazioni di Di Maio e dei parlamentari tarantini del M5S “Abbiamo tolto l’immunità!” sono state peraltro smentite dal Ministero dell’economia. Tria ha confermato che la non responsabilità penale rimane relativamente alle condotte connesse all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Esattamente com’era prima.

L’ex ministro Carlo Calenda ha affermato che la nuova norma lascia tutto com’era, mentre ArcelorMittal, neo-proprietaria dell’acciaieria, si è detta “serena”. Significativo il titolo de Il Sole 24 ore del 30 aprile: “ Il MISE limita ma non cancella l’immunità per ex Ilva.” Si è nascosto il vero obiettivo di questa operazione: riscrivere una norma che è oggetto di un ricorso di legittimità costituzionale presentato nel febbraio scorso dal gip di Taranto Ruberto, in modo che la Consulta non possa esaminare il ricorso sulla parte relativa all’immunità per sopravvenuta modifica legislativa.

CONFRONTO PUBBLICO

Insomma una “ammuina”, come quando i governi e i partiti della prima Repubblica cambiavano la lettera, ma non lo spirito, di qualche norma oggetto dei referendum promossi dal Partito radicale. Allora l’unico scopo era evitare il voto, oggi per impedire che si pronunci la Consulta. Una confusione e un’indecenza civile, poiché si sta parlando di una città dove l’inquinamento ha provocato un aumento del 21% di decessi tra i bambini secondo i dati epidemiologici dell’Istituto superiore di sanità.

Ai parlamentari tarantini e a Di Maio non può essere consentito di sostenere cose che non sono scritte nella legge da loro proposta e approvata dal consiglio dei ministri, ovvero che l’immunità penale ad ex Ilva è stata tolta, perché non è vero.

Pertanto chiediamo e sfidiamo n un confronto pubblico a Taranto i parlamentari tarantini De Giorgi, Vianello, Turco o Casses. Un confronto su tema Ilva e immunità da svolgersi a Taranto e coordinato da un giornalista di Taranto.

Attendiamo una risposta.

Eliana Baldo, capolista Europa Verde per l’Italia Meridionale

Angelo Bonelli, candidato Europa Verde per l’Italia Nord Orientale